Fanfani e Moro. Storie segrete, vittorie e solitudini dei due cavalli di razza

21-07-2026 16:18 -

Tra visioni contrapposte, intrighi di palazzo e un’inedita dimensione umana, la recensione del volume che ricostruisce il duello tra i due "cavalli di razza" della Democrazia Cristiana.

La Prima Repubblica italiana non smette mai di affascinare e interrogare la nostra memoria collettiva. Dietro le cerimonie ufficiali, i comizi infuocati e la facciata del potere istituzionale, batte infatti un cuore complesso, fatto di strategie sottili, tensioni sotterranee e drammi umani. È proprio in questo territorio affascinante che si muove il nuovo saggio di Salvatore Piccolo, intitolato:"Fanfani e Moro. Storie segrete, vittorie e solitudini dei due cavalli di razza". Un’opera ricca e illuminante che ci conduce nei corridoi della Democrazia Cristiana per svelare i retroscena dei suoi due protagonisti.

Al centro della narrazione si stagliano due figure monumentali, consegnate alla cronaca dalla celebre metafora ippica della stampa dell'epoca: Amintore Fanfani e Aldo Moro, i due "cavalli di razza" della politica italiana. Salvatore Piccolo analizza con acume e rigore la dualità tra questi due leader, partendo dalle origini stesse del loro impegno pubblico.

Il libro mette in luce un contrasto non solo ideologico, ma metodologico e caratteriale.

Amintore Fanfani incarna l'uomo del fare, il motore del miracolo economico e il visionario del "piano casa". Il suo stile si distingue per un decisionismo impetuoso, un'oratoria trascinante e una spinta costante verso l'azione.

Aldo Moro si rivela invece l'architetto della mediazione paziente, il tessitore di trattative estenuanti, famoso per un registro politico labirintico e una cautela riflessiva.

L'autore ricostruisce le tappe di una rivalità in cui Moro si rivela il costante ostacolo alle ambizioni di Fanfani: una dinamica che affonda le sue radici nella congiura del convento di Santa Dorotea e che prosegue attraverso i ripetuti assalti dell'aretino al Quirinale, tutti neutralizzati dal politico pugliese.

Il merito principale del saggio di Salvatore Piccolo risiede tuttavia nella capacità di scavare oltre la dimensione tattica, illuminando l'aspetto umano e tragico dei protagonisti. Il punto di svolta della narrazione coincide con il momento più buio della storia repubblicana: il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro nel 1978.

È qui che il testo mostra un drammatico colpo di scena. Dalla sua prigione, Moro attende invano un segnale di apertura dai vertici del suo partito, fermi sulla linea della fermezza. Ma è proprio lo storico rivale, Amintore Fanfani, a rompere il fronte della fermezza. L'aretino tenta con determinazione la via della trattativa, arrivando ad un passo dal salvare la vita all'ostaggio. Un gesto di straordinario spessore umano che la famiglia Moro non dimentica: Fanfani rimane l'unico politico democristiano ammesso ai funerali privati.

L'assassinio di Moro segna la fine dell'ultima corsa al galoppo dei due leader e avvia l'inevitabile declino della Democrazia Cristiana, destinata a perdere la propria carica ideale. L'autore ripercorre anche gli ultimi anni di Fanfani, sopravvissuto alla DC e scomparso nel 1999 a 91 anni, custode fino all'ultimo del ricordo commosso dell'antico rivale.

Con una scrittura fluida, rigorosa e dal ritmo incalzante, Salvatore Piccolo offre un contributo essenziale per chiunque desideri comprendere le radici della storia contemporanea italiana. Una lettura imprescindibile per leggere tra le pieghe della politica e riscoprire la verità umana nascosta dietro i palazzi del potere.



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