31 Luglio 2021
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L'origine del martirologio ed i calendari. Estratto dal libro, scritto da Salvatore Piccolo, il calice di San Vitaliano

30-01-2021 18:58 - Storia locale
Proponiamo un estratto dal libro "il calice di San Vitaliano" scritto da Salvatore Piccolo (proprietario di questo sito) ed in vendita su Amazon sia in formato cartaceo che in versione ebook. Si seguito uno stralcio del libro.

La nascente Chiesa cattolica aveva compreso da subito che un aspetto determinante per vincere la battaglia religiosa con il paganesimo era di poter determinare lo scorrere del tempo per modo che le umane vicende fossero cronologicamente legate alle pratiche religiose. Nascita, matrimonio e morte furono da subito considerate un fatto da sottolineare con appositi riti religiosi (battesimo, sposalizio, funerale) ma lo stesso passare dei giorni e finanche la determinazione della durata dei giorni divennero un aspetto religioso. L’organizzazione del tempo, al momento della nascita delle prime diocesi cattoliche, era stata stabilita direttamente da Giulio Cesare che nel 46 d.c. aveva adottato un calendario solare basandosi sugli studi della scuola astronomica di Alessandria, all’epoca massima autorità scientifica esperta nel settore dello studio degli astri, pare che i calcoli erano frutto del lavoro di un astronomo egizio di nome Sosigene. Cesare si decise alla redazione di un nuovo calendario proprio nel soggiorno in Egitto, nella capitale Alessandria, quando rimase sedotto dalla bellezza di Cleopatra. A riprova che già i romani, noti per praticità e virtù militare, attribuivano significato religioso al tempo ed al calendario, che ne scandiva le ricorrenze, è che l’adozione del calendario fu prerogativa di Giulio Cesare non per effetto dell’autorità politica derivante dalle varie magistrature ricoperte dal grande condottiero romano (ricoprì tutte le cariche del cursus honorum, oltre ad essere stato un ottimo oratore e scrittore), ma dal fatto di essere egli stesso, sin da giovane, Pontifex Maximus (pontefice massimo). I romani avevano una religione pagana o gentilizia (come soleva denominarsi a partire dall’umanesimo la religione pagana) molto articolata, fatta di culti provenienti dalle varie province conquistate, principalmente quelle orientali maggiormente spirituali, e di culti propri legati agli aspetti principali dell’esistenza. Il sole, il cielo, la luna ed anche i corsi d’acqua avevano natura divina. Il Tevere stesso era stato divinizzato. Roma stessa divenne una divinità. Allo stesso modo a Capua il Volturno era un Dio. Oggetto di culto erano anche gli avi meglio noti come penati. Il Pontefice Massimo dei Romani era proprio la suprema Autorità in materia religiosa, Cesare stesso e sua moglie erano impegnati in riti sacerdotali. In uno di questi riti religiosi officiato dalla moglie di Cesare (la seconda, dopo la morte della prima) di nome Pompea, per sole donne, si verificò un increscioso episodio. A casa di Cesare travestito da donna, la madre di Cesare, Aurelia Cotta, aveva scoperto la presenza di un uomo, Publio Claudio Pulcro, travestito da giovane suonatrice di cetra. Venne processato per oltraggio al pudore e alla religione. Al processo Cesare si dichiarò convinto dell'innocenza della moglie e quando gli chiesero il motivo per il quale avesse comunque ripudiato Pompea, Cesare rispose, semplicemente che “la moglie di Cesare doveva essere al di sopra di ogni sospetto”. Una frase che è diventata proverbiale. Publio Claudio Pulcro, comunque nel processo, celebratosi in Senato nel 62 avanti cristo venne assolto ed era difeso anche da Fufio Caleno, all’epoca Tribuno della plebe. Fufio Caleno di Cales (cittadina in Campania al confine con Capua) lo incontreremo più avanti per ora annotiamo l’incontro.
Il punto debole della religione dei romani era rappresentato dalla difficile comprensione del problema dell’immortalità dell’anima confinato negli spazi di un argomento filosofico e poco consono ad essere assimilato da un popolo inquadrato militarmente sin dalla fondazione. I cristiani ebbero partita vinta. Promettevano l’immortalità dell’anima senza grossi problemi filosofici da risolvere, ma semplicemente attraverso un atto di fede, garantivano all’iniziato alla nuova religione la salvezza eterna.
La salvezza dei cristiani non faceva distinzioni di sesso era disponibile anche per gli schiavi, ed era, soprattutto all’inizio, offerta senza grosso dispendio di danaro. Bastava aderire alla nuova religione e ricevere il rito iniziatico del battesimo. L’eternità, inoltre, come dice la parola stessa non aveva durata temporale, era per sempre.
Il calendario giuliano, che prendeva direttamente il nome di Cesare, da poco promulgato quando nacquero le prime comunità cattoliche era inattaccabile, solo nel XVI secolo la chiesa lo cambiò con quello gregoriano (promulgato da Gregorio XIII il 4 ottobre 1582). Non restava che contaminarlo legando ad ogni giorno la ricorrenza di un martire, che con il sacrificio era divenuto santo guadagnandosi la gloria eterna ed il regno dei cieli. La stessa scelta di come contare gli anni è stata agganciata al valore religioso della nascita di Cristo. Anzi, Dionigi il Piccolo, monaco sciita trasferitosi a Roma, che calcolò la data della nascita di Gesù di Nazareth nell’anno 525 per non avere problemi con le eresie, stabilì la nascita di Cristo, non nel giorno del Natale , ma in quello del concepimento ovvero dell’incarnazione. Dionigi, esperto matematico, aveva calcolato l’anno zero per dare certezza della data di Pasqua, che era stata uno degli argomenti oggetto del concilio di Nicea. Meglio ancora: non l’anno zero, ma l’anno 1. La cultura romana dell’epoca non conosceva il concetto di zero, che verrà importato dall’algebra araba, per cui l’anno della nascita , o incarnazione per dirla come diceva Dionigi, restava confinato nel primo numero, uno (fortunatamente la nascita o l’incarnazione intesa come concepimento non spostano l’anno poiché la nascita di Gesù di Nazareth è fissata il 25 dicembre, mentre il concepimento nove mesi prima). Fu Carlo Magno che iniziò ad usare la numerazione dalla nascita di Cristo e a determinarne la diffusione.
L’elencazione dei santi e della data in cui si festeggia quel determinato santo prende il nome dal fatto che i primi cristiani spesso venivano martirizzati per via della fede cattolica. I Martirologi dovrebbero letteralmente essere un elenco di martiri. Come vedremo, non è così, ed anche il “nostro” San Vitaliano, possiamo anticipare subito, non è un martire. L’elencazione dei santi avviene quindi , da una certa data, secondo un preciso elenco legato ai giorni dell’anno. All’origine serviva per indicare il martirio dei primi padri della Chiesa, con il tempo assunse la forma di un vero e proprio calendario dove, in base a precise convenzioni di canonizzazione che avessero avuto riguardo alla data di nascita o della morte del santo, o in tempi successivi alla data di canonizzazione, si indicava la data di commemorazione del Santo.
I monaci iniziarono a leggere il calendario la mattina e durante il pranzo e la lettura assunse ben presto una vera e propria funzione liturgica. Il santo o i santi, presto divennero in tanti, indicati quel giorno proteggevano anche il monaco che li invocava e pregava. Questa liturgia venne regolamentata nella regola benedettina, la principale e per un periodo l’unica regola consentita nel Medioevo, e divenne obbligatoria soprattutto nella funzione di preghiera mattutina.
Il primo Martirologio romano ufficiale è stato pubblicato nel 1586 dove, per tornare allo scopo del nostro viaggio, alla data del 16 luglio viene riportato: ”Capuae sancti Vitaliani, Episcopi et Confessoris.” . L’ultimo Martirologio, nel frattempo è diventato un vero e proprio libro liturgico ufficiale, è stato pubblicato dalla Chiesa Cattolica nel 2001 con l’imprimatur di papa Giovanni Paolo II, invece, ha depennato San Vitaliano ed al 16 luglio non è più presente il vescovo di Capua, ma come vedremo è stato spostato anche relativamente alla posizione geografica.
Il Martirologio del 1586 è opera del Cardinale Cesare Baronio, ma tutti gli studiosi concordano che il cardinale Baronio ha attinto dalle numerose elencazioni diffuse nelle varie diocesi. Anzi proprio il proliferare di martirologi, di breviari, di calendari, e di codici simili, tra di loro spesso in contraddizione spinse la Chiesa Cattolica a muovere il passo ufficiale della promulgazione di un unico Martirologio, appunto quello romano.
Sin dai primi secoli della cristianità con la necessità di diffondere la nuova religione si impose la proliferazione dei santi, dapprima l’aureola di santo spettava solo ai martiri come abbiamo detto, e poi via via vennero premiate con la canonizzazione anche altri esempi di virtù e di professione di fede dei primi cristiani, alcune comunità locali iniziarono ad annotare anche eventuali traslazioni di santi, consacrazioni di chiese e cose simili. In pochi anni, i santi proliferarono e le comunità locali cristiane iniziarono a raccogliere elenchi, ormai molto numerosi. Il Pantheon della chiesa cattolica si era ormai riempito. I santi vennero organizzati per categoria, se così si può dire: papi e vescovi, ovviamente i martiri ed infine venne aggiunta la categoria dei santi confessori, nel senso di esempio di vita cristiana, abolita in tempi recenti. La Chiesa Cattolica, almeno sino al secolo IX , era organizzata in maniera che oggi definiremmo democratica. Strutturata per diocesi sul territorio, per modo che ad ogni cittadina di rilievo corrispondesse, a specchio, una diocesi altrettanto rilevante per le vicende della Chiesa. Il declino della cittadina sotto il profilo civile comportava il declino della relativa diocesi e viceversa. Una cittadina che non avesse una diocesi cristiana non godeva di grande prestigio ed ogni volta che un villaggio si ergeva a cittadina veniva creata una diocesi in quel centro. Naturalmente più antica era la fondazione della diocesi e maggiore appariva ai fedeli, ma anche alle diocesi sottoposte - suffraganee come si chiamarono - l’autorevolezza di quella chiesa e del suo vescovo. Spesso si ricorreva ad artifici e le prime diocesi segnalate nei primi secoli dopo Cristo vantavano tutte una fondazione apostolica.
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