15 Luglio 2024
[]
articoli
percorso: Home > articoli > Storia

1943-2023, 80 anni fa. Il centro di raccolta dei prigionieri di Sparanise

09-09-2023 00:13 - Storia
Sono passati 80 anni, ma quei terribili giorni del 1943, dal mese di settembre al 23 ottobre, hanno segnato per sempre la storia di Sparanise e sono rimasti indelebili nella memoria collettiva del centro caleno. In occasione dell'ottantesimo anniversario di questi drammatici eventi abbiamo deciso di approfondire gli accadimenti in un quaderno di storia locale, prossimo ad essere pubblicato e messo in vendita online su Amazon.it. Il piccolo volume è diviso in tre capitoli: il primo riguarda il centro di raccolta edi prigionieri di Sparanise, il secondo i bombardamenti alleati ed il terzo gli eccidi nell'alto casertano ed i martiri del 22 ottobre 1943.

Di seguito riportiamo un'anticipazione del primo capitolo.
Fino all'8 settembre la guerra nell'agro caleno aveva avuto come conseguenza la partenza degli uomini arruolati nelle spedizioni militari di Russia e nella guerra in Africa, ma il territorio non conosceva le asprezze di un conflitto armato. Il fascismo aveva fatto proseliti in Terra di Lavoro nello stesso identico modo in cui aveva riscosso consenso dalle altre parti del territorio casertano. I notabili e latifondisti locali, un tempo sostenitori di Giolitti, liberali e massoni, avevano aderito al fascismo con qualche sparuta eccezione. Qualche riforma di carattere sociale aveva conquistato anche le fasce popolari, l'accordo con la Chiesa cattolica culminato nei patti lateranensi aveva messo la museruola anche al popolarismo cattolico, i socialisti ed i comunisti venivano perseguitati dal regime con misure di prevenzione, comminate da tribunali speciali, confinati, esiliati e spesso anche imprigionati. Quando Mussolini decise di intervenire nella guerra nazista, nel giugno del 1940, in molti credevano in una passeggiata con poco impegno e quando le cose iniziarono a complicarsi con le sconfitte in Russia e sul fronte africano era ormai troppo tardi per evitare le conseguenze di una guerra che in fondo non era nell'animo degli italiani anche e soprattutto per i tradizionali rapporti con il mondo anglosassone ed in particolare con gli Usa, meta di immigrazione di massa soprattutto di italiani provenienti dal meridione. Le prime brutte sorprese arrivarono via cielo e fecero subito capire che le cose si mettevano male e che bisognava prepararsi al peggio, ma nessuno sapeva ancora le terribili declinazioni del peggiore scenario possibile per il territorio nazionale. I primi bombardamenti alleati avevano iniziato a prendere di mira Napoli il 4 dicembre 1942, per poi proseguire con cadenza quotidiana. Nel solo anno 1943 il capoluogo campano subì circa 100 attacchi aerei. La popolazione civile che affollava il capoluogo campano prese la decisione di “sfollare”, raggiungere parenti o amici in zone periferiche o di campagna ritenute al riparo, perché prive di obbiettivi sensibili, dalle bombe sganciate dall'aviazione alleata. Naturalmente non tutti potevano permettersi di “sfollare” e soprattutto i quartieri popolari napoletani tentarono di resistere nei ricoveri. La notizia dell'armistizio segnò anche il ritorno di qualche militare che aveva preso la via di casa a causa dello sbandamento dell'esercito italiano rimasto senza ordini dopo la fuga del governo e del Re da Roma verso i territori già controllati dagli alleati (Brindisi). I tedeschi, già prima della caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943, avevano stabilito di occupare l'Italia, principalmente il settentrione perché ormai le truppe alleate avevano già completato lo sbarco in Sicilia e si apprestavano a risalire la penisola, ma i tedeschi avevano approntato un strategia difensiva che prevedeva una grossa linea di resistenza, denominata Gustav, che aveva come caposaldo Cassino a sua volta difesa da ulteriori piccole linee difensive create anche sfruttando la particolare orografia del territorio che dall'alto casertano inizia a presentare le imponenti montagne appenniniche del Matese da una parte ed il gruppo vulcanico di Roccamonfina dall'altro. Hitler in persona aveva dato ordine di ritardare il più possibile la liberazione dell'Italia e ti tenere aperto il fronte sino all'ultima munizione. Ad onor del vero, dopo lo sbarco in Sicilia, il Fuhrer aveva deciso di ritirare le truppe naziste dall'Italia, ma il comandante delle truppe tedesche nel meridione aveva convinto Hitler che non solo sarebbe stato un errore lasciare campo aperto agli alleati in Italia perché avrebbero avuto basi aeree capaci di raggiungere facilmente la Germania, ma che avrebbe potuto organizzare una valida difesa in Italia tenendo testa agli alleati anche se inferiore per uomini e mezzi. Il comandante in questione risponde al nome di Albert Konrand Kesserling. Un bavarese di religione cattolica che all'origine aveva partecipato alla creazione dell'aviazione tedesca, la Luftwaffe, per poi assumere nel novembre del 1941 il comando delle forze tedesche nel mediterraneo, quando ormai le operazioni belliche volgevano al peggio per l'asse. In Italia però Kesserling ottenne rilevanti successi militari, tra questi le brillanti reazioni agli sbarchi prima di Salerno e poi di Anzio, dove, in entrambi i casi, le truppe alleate addirittura furono prossime ad essere ricacciate in mare. L'organizzazione delle linee difensive tedesche, in particolare la linea Gustav e poi quella Gotica, tennero in scacco le truppe alleate in centro Italia in buona sostanza sino alla capitolazione definitiva. Richiamato in patria per gli evidenti successi militari nel marzo del 1945, quando ormai la situazione era disperata, Kesserling comandò il fronte occidentale difensive germanico e fu uno degli ultimi ad arrendersi. Era il 2 maggio del 1945 ed a Kesserling fu concesso di rimanere in possesso delle sue armi e del bastone di comando di fedelmaresciallo oltre al privilegio di visitare le truppe tedesche anche sul fronte orientale, visita effettuata libero e senza scorta. All'inizio fu confinato in un albergo della Baviera, per poi essere processato, nel 1947, in Italia, a Mestre, per crimini di guerra legati all'occupazione italiana. A giudicarlo un tribunale militare inglese che gli imputò la strage delle Fosse Ardeatine di Roma e poi le violenze contro la resistenza partigiana in tutto il territorio nazionale. Kesserling si difese senza mai rinnegare la militanza nazista, invocò a propria difesa l'impegno per salvare il patrimonio artistico italiano, compresi i preziosi beni conservati a Montecassino, l'aver abbandonato Roma e Firenze senza minare ponti e palazzi storici, l'essersi opposto ad un bombardamento tedesco della città di Napoli all'indomani dell'insurrezione contro il volere di diversi alti comandi e dello stesso Hitler che voleva si facesse “terra bruciata” dei territori abbandonati e lasciati ai nemici. Il 6 maggio 1947 Kesserling fu condannato a morte mediante fucilazione, ma la pena non fu eseguita per intervento diretto del governo inglese su pressione diretta del generale Alexander che era stato l'avversario degli eventi bellici in Italia e di Winston Churchill che giudicò di “nessuna utilità uccidere un leader di un nemico sconfitto”. La pena fu dapprima commutata in ergastolo e poi in vent'uno anni, fu rilasciato nel 1952 senza altre costrizioni e divenne uno dei principali consulenti militari della Germania dell'Ovest del premier Adenauer, morì il 16 luglio del 1960 senza aver mai rinnegato il passato nazista. Sparanise aveva una delle ferrovie meglio attrezzate dell'alto casertano perché dalla stazione di Sparanise, posizionata sulla tratta Napoli-Roma via Cassino, partiva anche una linea ferroviaria diretta a Gaeta. Uno snodo ferroviario, quello di Sparanise, rilevante.

La circostanza non poteva sfuggire ai tedeschi che presidiavano la cittadina calena avendo come quartier generale due masserie requisite ai coloni che le detenevano con i contratti agrari dell'epoca. La prima era la masseria Grande situata fuori al centro abitato sulla via Appia al confine con Pignataro Maggiore, abbandonata quando i tedeschi sfondarono la linea Viktor e la seconda dopo il centro abitato di Sparanise, nelle masserie sparse all'interno del comune di Francolise, nella casa colonica di Alfredo Carotenuto. Esistevano poi degli alloggi militari italiani ancora in allestimento quando giunse l'8 settembre, nei pressi della stazione ferroviaria, allineati lungo una strada che conduceva al centro cittadino evitando di percorrere la principale arteria, viale Ferrovia, che invece portava direttamente in piazza dove trionfava, accanto alla chiesa dell'Annunziata, la casa del Fascio costruita durante il ventennio di fronte al vecchio Municipio e adiacente alla Chiesa madre dedicata all'Annunziata. Tra la stazione ferroviaria e gli alloggi militari italiani esisteva un lungo spiazzo carraio destinato al carico delle merci per la stazione e poi ancora, verso gli alloggi, anche un campo sportivo realizzato alla meglio, in terra battuta. In questa zona adiacente alla stazione, a far data dai principi della seconda decade del mese di settembre, i tedeschi iniziarono a costruire con reticolati metallici, filo spinato e cancellate un centro provvisorio di raccolta di prigionieri. Un campo di grosse dimensioni vicino ai binari ferroviari senza edifici, ma solo con una baracca attrezzata come infermeria.


riproduzione vietata, estratto dal libro "Settembre ed ottobre 1943, la guerra nell'alto casertano ed a Sparanise" di Salvatore Piccolo in vendita su Amazon.it al seguente link


Realizzazione siti web www.sitoper.it
invia a un amico
icona per chiudere
Attenzione!
Non puoi effettuare più di 10 invii al giorno.
Informativa privacy
Testo dell'informativa da compilare...
torna indietro leggi Informativa privacy
 obbligatorio
cookie