17 Giugno 2024
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1943-2023, 80 anni fa. I bombardamenti alleati nell'alto casertano.

23-09-2023 15:18 - Storia
Capua subito dopo il bombardamento
Sono passati 80 anni, ma quei terribili giorni del 1943, dal mese di settembre al 23 ottobre, hanno segnato per sempre la storia di Sparanise e sono rimasti indelebili nella memoria collettiva del centro caleno. In occasione dell'ottantesimo anniversario di questi drammatici eventi abbiamo deciso di approfondire gli accadimenti in un quaderno di storia locale, prossimo ad essere pubblicato e messo in vendita online su Amazon.it. Il piccolo volume è diviso in tre capitoli: il primo riguarda il centro di raccolta edi prigionieri di Sparanise, il secondo i bombardamenti alleati ed il terzo gli eccidi nell'alto casertano ed i martiri del 22 ottobre 1943.

Di seguito riportiamo un'anticipazione del primo capitolo.

L'8 settembre 1943, firmato l'armistizio, il re ed il principe ereditario insieme al governo italiano, scappano da Roma rifugiandosi a Brindisi, già liberata dagli alleati. Gli storici sono divisi nel giudicare il gesto. Secondo alcuni è una fuga vera e propria, secondo altri una scelta necessaria per evitare di essere arrestati dai tedeschi interrompendo la continuità istituzionale. La ritirata lascia l'esercito italiano privo di ordini e di direttive soprattutto in relazione alla protezione della popolazione civile stretta tra due fuochi: gli alleati che risalgono la penisola ed i tedeschi ormai occupanti e fortemente ostili per quello che considerano un tradimento. Già con l'operazione Husky, ovvero lo sbarco in Sicilia, si è capito che gli alleati non vanno tanto per il sottile, prima di far avanzare le truppe lungo lo stivale promuovono pesanti bombardamenti aerei che distruggono non solo obbiettivi militari, ma fanno strage della popolazione civile e radono al suolo l'importante patrimonio culturale presente nel belpaese, principalmente chiese, ma anche ponti, acquedotti ed opere ingegneristiche che, in alcuni casi, risalgono all'epoca romana e sono dei veri e propri monumenti utilizzati ancora dalla popolazione civile. Ulteriore conferma della volontà distruttiva arriva il 19 luglio 1943 quando gli aerei angloamericani, decollati dagli aeroporti africani, colpiscono la capitale che ospita la Santa Sede: uno stato sovrano autonomo, indipendente e dichiaratosi neutrale rispetto al conflitto bellico. Il Santo Padre, Pio XII, ha tentato in tutti i modi di convincere gli alleati a desistere dal colpire Roma ed è riuscito ad ottenere una sorta di rassicurazione in tal senso dagli americani, ma gli inglesi premono per una spedizione punitiva vincendo le remore statunitensi. Le bombe cadono poco distante dal Vaticano colpendo il quartiere San Lorenzo ed il Papa, che a differenza del re rimarrà nei palazzi apostolici durante tutta l'occupazione tedesca, si reca personalmente fuori le mura per portare conforto alla popolazione civile, non solo preghiere ma anche generi di prima necessità e banconote: tutte quelle che il Pontefice trova in cassaforte. Dopo l'8 settembre sarà la Santa Sede a svolgere, nel vuoto istituzionale creatosi nelle zone d'Italia occupate dai tedeschi, un ruolo di mediazione con i comandi delle forze di occupazioni, non solo a Roma, ma anche in buona parte del territorio a sud di Roma. La rete delle diocesi sarà impegnata per cercare di alleviare le sofferenze alla popolazione e non è un caso, come vedremo nel capitolo successivo, che tra le vittime degli eccidi figurino anche sacerdoti e monaci.

Il 9 settembre le truppe alleate sbarcano a Salerno, non è lo stesso sbarco avvenuto in Sicilia, l'operazione non è preparata bene sotto il profilo militare e dopo qualche giorno gli alleati addirittura studiano un reimbarco delle truppe. La resistenza tedesca infligge alla truppe angloamericane perdite pesantissime. Circa 9000 perdite di cui 1200 morti, 3200 feriti, e circa 3600 dispersi attestati dai dati ufficiali alleati, in buona parte fatti prigionieri. Secondo fonti ufficiali tedesche, invece, i prigionieri sono circa 5000. Diversi tra questi prigionieri sono avviati nei campi di concentramento germanici e godranno del trattamento secondo la convenzione di Ginevra, centinaia passano anche per il centro di raccolta di Sparanise, di cui abbiamo parlato nel precedente capitolo. In prevalenza i prigionieri sono inglesi, perché le truppe a stelle e strisce attaccano con migliore raziocinio.
La non brillante operazione di sbarco a Salerno convince gli alleati a cambiare strategia militare. Nello sbarco di Salerno le truppe alleate non hanno effettuato, prima di approdare sulle spiagge, bombardamenti a tappeto aerei e neppure pesanti cannoneggiamenti via mare. Il motivo risiede nel fatto di creare l'effetto sorpresa ed anche nel tentativo che gli alleati vorrebbero conseguire l'approvazione della popolazione civile, visto quanto accaduto con gli sbarchi in Sicilia dove la cittadinanza è stata sostanzialmente favorevole alle truppe di invasione, quasi come fosse stato uno sbarco amico, ed i combattimenti delle truppe dell'asse inesistenti, spesso con condotte apertamente rinunciatarie. Salerno e la vicina costiera amalfitana sono così risparmiate dai bombardamenti a tappeto alleato e la conquista militare avviene, con gravi perdite per gli alleati, via terra, Salerno è conquistata combattendo casa per casa.
Le cose cambiano immediatamente. Già il 9 settembre, poco dopo lo sbarco sulle coste di Paestum, uno dei più pesanti bombardamenti alleati colpisce la città di Capua. Capua, dal momento della fondazione per mano dei longobardi nell'VIII secolo, è sempre stata una cittadella militare, una fortezza asserragliata tra le asole del Volturno. Anche all'epoca della conquista garibaldina una delle poche battaglie combattute dall'esercito borbonico ebbe come caposaldo difensivo la fortezza di Capua. Nel settembre del 1943 i tedeschi approntano una prima linea difensiva per ritardare la risalita della penisola delle truppe alleate, individuando nuovamente Capua come uno delle roccaforti di quella che è chiamata la linea Viktor. Si tratta della linea difensiva del Volturno che in codice i tedeschi chiamano Viktor. L'obbiettivo è quello di prendere tempo per completare la più poderosa linea difensiva, denominata Gustav, che sul versante occidentale vede in Cassino il fortino principale. Gli alleati pensano di distruggere le strutture viarie e ferroviarie di Capua perché vogliono evitare che le truppe tedesche siano collegate e rifornite da Nord, vorrebbero isolarla rispetto allo sbarco di Salerno che, negli ambiziosi piani alleati, avrebbe dovuto condurre gli alleati rapidamente alla conquista di Napoli. Gli alleati avevano anche pensato ad un'azione di commando con dei paracadutisti da lanciare per costruire un avamposto proprio a Capua, ma il progetto era stato presto abbandonato in favore delle bombe.
Alle 9 della mattina, mentre la popolazione si riunisce in capannelli per discutere delle notizie che provengono dalla radio, dai quotidiani e dalle voci dei militari, solo il giorno prima è stato diffusa la notizia dell'armistizio che pare preludere alla fine delle ostilità, la notizia dello sbarco alleato nella non lontanissima Salerno arriva frammentaria anche a Capua. Se le cose dovessero andare come è successo in Sicilia nel giro di pochi giorni gli alleati raggiungerebbero Capua, in fondo dista solo un centinaio di chilometri da Salerno. Le discussioni e le ipotesi sono sempre più accese, nessuno ipotizza scenari negativi. La giornata è calda ed il clima estivo. Nel centro di Capua sono arrivati numerosi cittadini, sfollati nelle campagne, che alla notizia dell'armistizio giungono in città per ritirare i viveri della tessera annonaria, per incassare paghe non riscosse e per acquistare beni che non si trovano in campagna. All'improvviso il cielo è oscurato da numerosi aerei da bombardamento, i famigerati B17 costruiti dalla Boeing, definiti anche fortezze volanti.


riproduzione vietata, estratto dal libro "Settembre ed ottobre 1943, la guerra nell'alto casertano ed a Sparanise" di Salvatore Piccolo in vendita su Amazon.it

consigliamo sul punto la lettura di due testi



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