24 Luglio 2019
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Diminuiscono i delitti di omicidio ed i reati predatori, ma l'opinione pubblica percepisce il contrario. Perchè?

10-06-2019 13:14 - diritto
Un recente studio scientifico ha dimostrato come l’Italia sia uno dei paesi più sicuri dell’Unione Europea. Omicidi volontari, quasi dimezzati: 611 denunciati nel 2008, 368 nel 2017. Rapine: 45.857 denunciate nel 2008, 30.564 nel 2017, un calo del 33,3%. Anche i furti in casa avvertiti come fastidiosi ed invadenti: meno l’8,5%, nel 2017 rispetto al 2016. (fonte Censis su dati del Ministero dell’interno riportati sul Corriere della sera web). Un forte calo dei reati registrati in Italia che si somma a due ulteriori dati oggettivi. Il forte ridimensionamento delle mafie, soprattutto la camorra campana ormai prossima alla resa con i figli dei capiclan casalesi pentiti e già da tempo in collaborazione con lo Stato, mentre i capi dei clan di Secondogliano sono da tempo in carcere. Inoltre il terrorismo islamico o arabo che dir si voglia in Italia , a differenza di tutti i principali paese Europei, non ha compiuto un solo attentato sul territorio nazionale, numerosi gli arresti preventivi e le espulsioni si sospetti terroristi. Insomma dati alla mano il nostro paese è sicuro, molto di più degli altri paesi dell’unione europea. Eppure nonostante dati oggettivi recenti sondaggi hanno evidenziato come invece la percezione di insicurezza in Italia sia aumentata. Il 78% degli italiani ritiene che la criminalità in Italia sia cresciuta rispetto a 5 anni fa. Il 31,9 % delle famiglie percepisce un rischio criminalità nella zona in cui vive. Con punte maggiori nel centro nord , mentre al sud il dato è attestato al 28,3%. Quasi il 40% della popolazione domanda maggiore semplificazione nell’uso delle armi. Si tratta di dati recenti raccolti dalla fondazione Unipolis ed elaborati dal Censis. Come è possibile che ci sia una percezione così alterata della realtà? Senza evocare riflessioni filosofiche dobbiamo ricordare che proprio la speculazione filosofica contemporanea indica la post verità come la principale tendenza culturale del momento. Post Truth , in inglese, a significare che è la verità percepita non è la realtà effettiva, ma quello che noi stessi percepiamo come possibile, perché influenzati dai media , oggi ormai sempre più personalizzati e pervasivi. Nella vicenda in esame naturalmente la manipolazione dei media , in un settore specifico, è senza dubbio dovuta alle strategie politiche delle forze in parlamento. Alimentare la paura dell’opinione pubblica rispetto alla propria sicurezza a chi porta vantaggio? La nostra analisi non vuole essere di natura meramente politica , ma tende a dare risposte nel campo del diritto che per quanto riguarda la percezione della sicurezza significa , in buona sostanza, legislazione penale. In ragione della forte domanda di sicurezza , di difesa personale, il governo in carica, ha annunciato, come innovativa riforma, la modifica della legittima difesa. In realtà la novella legislativa , di modesta portata innovativa anche sotto il profilo della tecnica legislativa, approvata il 28 marzo probabilmente potrebbe essere applicata, per la prima volta , ad un caso di cronaca verificatosi venerdi 7 giugno 2019 ad Ivrea dove un tabaccaio ha sparato ad alcuni ladri sopresi , nottetempo, nel negozio ed ha ucciso uno dei ladri. Il procuratore della Repubblica di Ivrea ha subito chiarito che l’uomo è comunque stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa e bisognerà verificare se con la riforma potrà ritenersi scriminato il reato. Quindi alcuno automatismo. Per altro quanti casi in Italia del genere accadono all’anno forse , al massimo, una dozzina, secondo alcuni studiosi. Una legge quindi , pubblicizzata come risolutiva della domanda di sicurezza, che forse si applicherà a circa 12 casi all’anno e che dall’entrata in vigore non è stata ancora concretamente mai invocata. Nel primo caso verificatosi di rinvenimento di un uomo, presunto ladro, nel domicilio del derubato la legge non è stata applicata automaticamente. Nel frattempo casi del genere, davvero rarissimi, non fanno altro che moltiplicare sui media la paura e l’insicurezza dei privati cittadini e spingere il legislatore penale verso la strada di ulteriori norme che vadano nella direzione di incontrare il favore dell’opinione pubblica spaventata, senza che lo spaventa sia dovuto a fatti oggettivi. Una sorta di cane che si morde la coda, in un circuito perverso di paure alimentate dalla politica che usa strumenti legislativi utili solo ad alimentare altre tensioni perché inidonei a risolvere la questione giuridica. Il risultato finale è che invece la legislazione penale resta indietro rispetto al contrasto dei reati che sono invece in aumento e che magari non toccano la sicurezza, ma l’inefficienza della pubblica amministrazione ed i costi della politica . I delitti contro la pubblica amministrazione con la corruzione ormai dilagante soprattutto ai livelli più bassi della politica. Quello che una volta si chiamava il sottobosco della politica oggi è rappresentato politica locale, enti pubblici spesso inefficienti e paralizzati dai costi della corruzione. Carrozzoni pieni di debiti che dovrebbero fornire servizi pubblici primari, servono solo a foraggiare quella classe politica di secondo ordine che però è la catena del consenso dei politici di livello più elevato che in cambio di una buona riserva di voti garantiscono al politicante locale lo strapuntino giusto. Forse questa è la chiave di lettura giusta di quello che accade oggi in Italia.
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