25 Ottobre 2020
articoli
percorso: Home > articoli > Diritto

La Gran Bretagna esce dall´Unione Europea, svolta epocale. Futuro incerto per la vecchia Europa.

24-06-2016 21:30 - Diritto
La data del 24 giugno è destinata ad entrare nei libri di storia. E´ una data che segna una forte frattura con il passato non solo recentissimo. Dopo la seconda guerra mondiale ed anche per reagire ad una guerra che aveva avuto conseguenze catastrofiche i principali paese europei avevano deciso di avviare un percorso di unione. All´inizio il trattato di Roma , la creazione del mercato economico comune (MEC), poi la comunità economica europea (CEE) ed infine l´unione Europea. La creazione di un parlamento europeo, della commissione europea, organi e strutture nuove che potevano portare ad una federazione europea. Non è stato un percorso rapido, ma graduale e la strada intrapresa sembrava inarrestabile.

Parte fondamentale dell´Europa per un discorso non solo culturale era ed è il Regno Unito e l´Inghilterra in particolare. L´Europa senza la Gran Bretagna non ha senso. Resta un´espressione geografica per citare frasi storiche del passato.

I risultati definitivi del referendum britannico, resi noti solo in mattinata, consegnano un Regno Unito con forti tensioni nazionali. In Inghilterra ed in Galles ha vinto l´uscita dall´unione europea. In Scozia ed in Ulster vince il remain. Da quelle parti stare nell´Unione Europea significa dimenticare tensioni anche religiose in passato deflagrate in guerre civili. Nell´Irlanda del Nord lo Sinn Fein, storico partito indipendentista, ha fatto già sapere che exit for exit (uscita per uscita) a questo punto gli irlandesi del nord sono già pronti ad uscire dal Regno Unito e chiedono di potersi unificare con la (cattolica) repubblica Irlandese. Stesso discorso anche in Scozia , terra di Highlanders e di whisky (che continuano a chiamare regal -regale in onore al regno unito ed al regnante). Anche in Scozia ha vinto, di molto, il remain e quel voto ha assunto valenza politica di rottura con la sovranità inglese. Diversi politici scozzesi stanno invocando un referendum per uscire dal Regno Unito. Eppure la Scozia non è l´Irlanda dove esistono differenze religiose e tensioni sociali e dove anche geograficamente la divisione tra il nord ed il resto dell´Irlanda appare una evidente forzatura.

Chi è stato da quelle parti sa bene che gli inglesi considerano gli irlandesi come dei cugini di campagna, un pò stralunati e molto sempliciotti. Non così per la Scozia e gli scozzesi. Non esistono tra inglesi e scozzesi grosse differenze religiose ed anzi la Scozia pare essere, anche geograficamente, il naturale prolungamento dell´Inghilterra verso il mare del Nord ed il circolo polare. Al marito della Regina Elisabetta, Filippo, al momento del regale matrimonio venne conferito il titolo di duca di Edimburgo, così come l´erede al trono assume il titolo di principe del Galles. Impensabili, invece, titoli nobiliari di cittadine irlandesi, anche solo del nord.

Il risultato britannico non solo quindi porterà scompiglio nel continente che dovrà seriamente ripensare ad una nuova idea di Europa unita, dal momento che senza la Gran Bretagna non appare pensabile proseguire, ma anche forti tensioni nello stesso Regno Unito. In fondo essere uniti all´interno della comunità sovranazionale europea faceva dimenticare i motivi di divisione, forti e radicati, esistenti a livello regionale

In Italia e nell´Europa continentale l´Unione Europea aveva significato mercato economico comune e libera circolazione di merci e persona, l´integrazione era arrivata a livelli elevati ed in buona sostanza la legislazione comunitaria ha assunto valore, nella gerarchia delle fonti del diritto, di livello superiore parificata alla legislazione costituzionale. Per un curioso scherzo del destino, dovuto al fatto che all´inizio il nome dell´istituzione politica europea era "Comunità economica europea" tra gli studiosi del diritto ancora oggi la legislazione e la giurisprudenza dell´Unione Europea si chiama comunitaria . Diritto comunitario in Italia è quella branca del diritto che studia la legislazione ed il diritto europeo (dell´Unione Europea). Questi sistemi, anche dogmatici e teorici, sono destinati a cadere in luogo di un cambiamento senza prospettive progettuali delineate. Si cambia senza sapere a cosa si va incontro. Si cambia per il solo fatto di cambiare.

Eppure , riflettendo, questo cambiamento è un forte ritorno al passato, non una novità assoluta , ma passato già noto e neppure tanto felice. Non un passo avanti, ma una capriola all´indietro.
Non più una Europa unita, ma singoli stati nazionali che tenteranno di difendere il loro limitato territorio nazionale , chiudendosi anche economicamente in un egoismo sempre più marcato. Non più capitali d´Europa di grande bellezza e cultura, ma cittadine e capoluoghi di singoli regioni, al massimo capitale di un regno dove il sovrano ha appena superato i novantanni d´età.

In Italia la nostra carta costituzionale, e a distanza di 70 anni bisogna ancora sottolineare la grande sapienza anche giuridica dei nostri padri costituenti , non consente un referendum del genere. In Italia con l´odierna normativa costituzionale non è possibile proporre un referendum per uscire dall´Unione Europea lo vieta l´art.75 della Costituzione che non ammette referendum su trattati internazionali. L´approvazione di trattati internazionali non è oggetto di consultazione referendaria in Italia, le motivazioni, lunghe da spiegare (ci proponiamo di affrontarle in prossimo futuro), risiedono, in estrema e non esaustiva sintesi, nella necessità di affrontare accordi internazionali con cognizione di causa e competenze tecniche specifiche che non appartengono al corpo elettorale o almeno alla maggioranza del corpo elettorale.

Riproduzione riservata – citare sempre la fonte.


Realizzazione siti web www.sitoper.it
invia ad un amico
chiudi
Attenzione!
Non puoi effettuare più di 10 invii al giorno.
Informativa privacy
Testo dell'informativa da compilare...
torna indietro leggi Informativa privacy  obbligatorio