28 Settembre 2020
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Quel che resta del giorno. Il giorno nuovo deve essere migliore. Buona ripartenza a tutti.

26-04-2020 20:27 - Cronaca
Sembra corretto affermare, almeno dalle parti del Vesuvio, che ormai l’emergenza sanitaria sia passata. Certo potrebbe arrivarne un’altra. Per qualche mese tuttavia l’onda d’urto del virus è destinata a scemare. Non sappiamo stabilire perché qui al sud abbiamo avuto un effetto minore , sotto il profilo sanitario, del Virus. I dati tuttavia parlano chiaro: la portata dell’infezione in termini di contagi, terapie intensivi, decessi è stata pari ad un decimo della Lombardia, dove ancora oggi la mortalità è elevata. Le restrizioni alle attività economiche però sono state imposte sul tutto il territorio nazionale con la conseguenza che il disastro economico che dovremo affrontare alla riapertura impatterà nella stessa proporzione rispetto alla parte economicamente più forte dell’Italia. L’effetto del ritardo economico pregresso avrà però conseguenze negative peggiori rispetto al Nord. Mai avremmo pensato di affrontare limitazioni della libertà così pesanti. Un fermo anche delle relazioni sociali , rimaste attive solo virtualmente, che ha cambiato le nostre abitudini di vita. Abbiamo accettato tutto questo senza considerare se fossero davvero legittime tutte le restrizioni imposte alla luce dei fatti. Alcuni paesi occidentali, modelli per il Welfare, come la Svezia hanno deciso di non imporre il lockdown e dopo alcune settimane , oggi , in Svezia non è successo alcun tracollo sanitario. La pandemia in quel paese del Nord Europa è sotto controllo senza che gli svedesi abbiano patito due mesi di arresti domiciliari. Abbiamo accettato, sotto una forte pressione mediatica, tutto quanto ci è stato imposto. Di notte, a volte anche inoltrata, queste misure severe e radicali venivano annunciate da un premier che neppure si è candidato alle elezioni, messo a capo di un governo certamente fragile in ordine alla base parlamentare e ad una certa non omogeneità delle forze politiche che lo sostengono. In Italia cento anni fa una pandemia, che ha avuto ben tre ondate per una durata di circa 2 anni, chiamata “influenza spagnola” molto simile , sotto il profilo virologico, a quella in atto venne combattuta senza alcun lockdown. Dopo due anni ed una mortalità pari al dieci per cento dei contagiati il virus dell’influenza Spagnola sparì senza alcun vaccino. L’Italia aveva un governo di natura democratica, ancora doveva venire Il Duce, e nessuno osò pensare ad imporre quarantene oltre che per le preoccupazioni economiche per l’impossibilità giuridica di legittimare una chiusura di massa. Il sacrificio imposto, pesantissimo sotto ogni profilo, è stato patito senza alcuna critica ed è questo che impone una riflessione. Uno Stato di diritto non prevede eccezioni. Nella nostra costituzione non esiste lo stato di pandemia e non è prevista la limitazione della libertà personale , non fa eccezione l’emergenza sanitaria. Forse è una lacuna della carta costituzionale , ma così è ed forse il caso di un aggiornamento della magna carta. La scelta della chiusura è stata devastante ed avremo conseguenze economiche per anni anche senza ulteriori ondate epidemiche. Decisioni prese senza regole costituzionali certe e rispettate sostanzialmente da tutti gli italiani nel nome di una adesione fiduciaria, non tanto verso il governo, ma verso le istituzioni. Ora che davvero si può pensare a riprendere la vita interrotta due mesi fa, sono necessari anche chiarimenti circa le scelte fatte e le opzioni scartate. Nella certezza che si è trattata di un eccezione e che le decisioni future verranno prese per la ripresa , secondo le regole scritte, nell'ambito delle nostre istituzioni democratiche dove la libera stampa sottolinea le criticità e la società civile suggerisce proposte e strumenti. Per questo che neppure è più ipotizzabile immaginare un rinnovo delle restrizioni. Bisogna uscire il prossimo 4 maggio. Buona ripresa a tutti.

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