24 Settembre 2020
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Sparanise festeggia San Vitaliano, vescovo di Capua. Prossimo alle stampe un libro sulla figura storica e sul culto del santo. Emergono diversi misteri, ed un "calice". Anticipazione del libro scritto da Salvatore Piccolo.

29-08-2020 14:10 - Storia locale
La statua di San Vitaliano a Sparanise, alla base parte dell'osso della coscia del Santo.
Sparanise (Cristiano Mattei). Seppure con le restrizioni imposte dalla normativa Covid, oggi e domani, Sparanise festeggia solennemente il proprio Santo Patrono, San Vitaliano vescovo di Capua. Quest'anno si tratta di una festa che assume un significato particolare per evidenti ragioni e tuttavia , mai come oggi, è attuale il culto di San Vitaliano che nato a Sparanise sin nell'anno 1000, ha vissuto di forza proprio in tutti questi anni. Nei secoli scorsi la statua del Santo Patrono veniva esposta durante pestilenze e carestie proprio per invocare l'intercessione del Santo per la fine di questi fenomeni negativi. Le vicende storiche legate alla figura storica ed al culto del Santo Patrono di Sparanise, che è anche patrono della città di Catanzaro e della cittadina di San Vitaliano in provincia di Napoli sono al centro di un lavoro dell'Avv. Salvatore Piccolo che è in corso di pubblicazione . Con l'occasione anticipiamo alcuni passaggi del lavoro.
Anticipazione del libro di prossima pubblicazione dell'Avv. Salvatore Piccolo
L'obiettivo del libro è quello di rintracciare notizie storiche certe sulla figura di San Vitaliano e sul suo culto. Avendo a mente che nel 988, secondo le scritture del Chronicon Volturnensis, l'abbate Roffredo del monastero bendettino di San Vicenzo al Volturno edificò a Sparanise una chiesetta. Nell'esaminare le fonti storiche tuttavia ci siamo accorti, e dobbiamo evidenziarlo, che esistono diversi aspetti enigmatici intorno alla figura del Santo. Un vero e proprio mistero che ci ha portato , nei nostri studi, in un viaggio lungo tutto il medioevo passando anche attraverso l'intervento di un successore di San Vitaliano sulla cattedra di Capua, il cardinale Roberto Bellarmino (canonizzato nel 1930), sino ad arrivare a Giovanni Paolo II, ultimo Papa a visitare l'antica diocesi di Capua Vetere che pure volle lasciare un messaggio teologico, legato alla Cristologia ed alla connessa Verginità della madre di Cristo, non secondario e , forse, legato al pensiero del Santo vescovo di Capua, oggi patrono di Catanzaro, San Vitaliano (NA) e di Sparanise. Una storia da raccontare e che consente incontri con luoghi scomparsi, alcuni ritrovati da poco (sono in corso rilevanti scavi archeologici), come il monastero di San Vincenzo alle sorgenti del Volturno, di cui era abate Roffredo, ed altri descritti solo nei documenti storici, come la vecchia chiesa anch'essa intitolata a San Vincenzo sede del monastero in “esilio” a Capua, che conteneva un misterioso segno della mano che, forse, indica il segno della croce da destra e non da sinistra come vuole l'ortodossia orientale, forse la benedizione bizantina. Il segno sembra connesso con San Vitaliano richiamato dalla prima lettera V dell'enigma. Molte delle fonti storiche che conosciamo sono frutto della passione di grandi personaggi come un filologo inglese dell'inizio del ‘900 , sir Lowe (nato in Russia da famiglia ebrea e trasferitosi in Inghilterra prima della rivoluzione comunista) che aveva tre figlie, una di esse è la madre dell'attuale premier britannico Boris Johnson o dell'archeologo Giovan Battista de Rossi, che talmente credeva nei propri studi che partendo da alcune, poco conosciute, fonti storiche arrivò a scoprire, nel 1850, le catacombe di San Callisto. Un Callisto è presente anche nella storia di San Vitaliano ed è il papa che con il nome di Callisto II trasferì i resti di San Vitaliano , insieme ad altri due santi, nel 1122 a Catanzaro, dove il nostro Santo è venerato come patrono. Davvero avvenne la traslazione a Catanzaro ad opera di Papa Callisto II? Alcun dubbio aveva sul punto Paolo Regio, vescovo di Vico Equense, che giurava di aver visto una bolla papale e nel 1584, pochi anni dopo l'apertura del sepolcro di Catanzaro, scrive una sontuosa biografia di San Vitaliano, una delle prime in Italiano. Un personaggio Paolo Regio ancora oggi celebrato per essere un estimatore della cultura, non solo ecclesiastica, in Campania. Morì , Mons. Regio, afflitto dalle lamentele dei chierici della cattedrale che gli rinfacciavano le troppe spese per la stamperia locale finanziata dalla diocesi. Senza trascurare il mistero intorno ai resti mortali del Santo che hanno sempre alimentato dubbi fino ad arrivare a vere e proprie ricerche, tutte con esito negativo tranne i ritrovamenti a Catanzaro, in varie chiese compresa quella di Santa Maria Maggiore di Capua Vetere (ricerca effettuata nel 1760) che sembrava essere davvero sul punto di ritrovare i resti o ulteriori resti. Nella cittadina calena di Sparanise dove appunto intorno all'anno 1000 venne edificata una chiesa “vocabula sancti Vitaliani” , secondo le scritture del Chronicon, nel 1658 - è documentata la datazione della statua - i fedeli costruirono una statua lignea dove , alla base, sono incastonati alcuni resti mortali che visibili ad occhio umano, secondo la tradizione riportata da fonti storiche locali, sarebbero parte delle ossa della coscia del Santo. Ancora nel 1630 un canonico capuano, Michele Monaco autore di una monumentale opera (scritta in latino) di documentazione di tutte le cose sacre capuane, avvertiva come le spoglie di San Vitaliano non si sapeva con precisione che fine avessero fatto, data per certa la morte a Montevergine, e sicura la traslazione da quel monastero come vedremo anche per via del fatto che Guglielmo da Vercelli , santo perché riconosciuto fondatore del monastero irpino, nel 1124 costruì quella che, secondo la sua versione, sarebbe stata la prima chiesa della beata vergine, cancellando qualsiasi traccia del predecessore capuano.
Eppure il legame con Capua Vetere è ancora presente in quei luoghi a mille metri di altezza tanto che nella cripta insieme al citato Guglielmo da Vercelli si conservano ancora , in sarcofaghi, i resti di due santi vescovi di Capua, San Vittore e San Prisco. San Prisco è l'apostolo, fuggito dalla Palestina dopo la crocifissione di Gesù di Nazareth,incaricato direttamente da San Pietro di edificare la diocesi di Capua Antica - secondo il racconto della tradizione - era il padrone della casa dove avvenne l'ultima cena di Gesù insieme ai dodici. Cenacolo mirabilmente rappresentato da Leonardo Da Vinci al centro del fortunato romanzo dello scrittore americano Brown che aveva immaginato potesse svelare il mistero del Santo Graal, un antico calice dove si sarebbe conservato il sangue di Gesù crocifisso. La fortuna mondiale del romanzo ha dato origine ad una serie di studi sul Graal che hanno consentito di chiarire come l'immagine stessa del calice è segno, soprattutto nel Medioevo, dove si diffuse il mito del Graal, di un contenitore che custodisce un mistero. Una sorta di scrigno da conservare per preservare il mistero contenuto all'interno. La stessa liturgia ecclesiastica ufficiale nel celebrare, durante la funzione della messa, il mistero dell'eucarestia custodisce “il corpo di Cristo” in un calice. Proprio un calice è al centro dello stemma di Sparanise con due bisce o vipere , sacre e venerate per i longobardi prima della loro conversione, sormontate da tre stelle. Le stelle simbolo delle costellazioni , della volta celeste. Stelle, sono solo tre che è un numero connesso con la perfezione, già presenti nel culto mitralico ben radicato a Capua Vetere nei primi secoli dopo Cristo, sono anche rappresentate da una divinità pagana, forse connessa con il culto di Mitra, denominata Espero il cui tempio, uno studioso del 1700, aveva rintracciato come esistente nell'attuale Sparanise proprio nel luogo dove venne edificata la chiesa di San Vitaliano. Questo studioso, il Natali, aveva ipotizzato che lo stesso nome di Sparanise, in uso dal 1600 circa, derivasse proprio dal tempio di Espero. Esperanisensis fossero gli abitanti di quei luoghi essendo frequente nel latino medievale l'uso toponomastico del suffisso ensis (nella forma del genitivo locativo), mutato in nise (presente in vari altri toponomi di terra di lavoro, Francolise, Grazzanise, Marcianise), poi divenuto nella vulgata Sparanisi e poi Sparanise. La vicenda sul finire nel 1700 originò una simpatica disputa con uno storico locale, il canonico Mattia Zona, che avendo in passato ipotizzato l'origine del nome Sparanise, dall'incontro di due vocaboli longobardi Sparas (fortificazione, cinta di boschi) e nisi( luogo), nel contestare la versione di Natali, dava atto che , ancora nel 1792, accanto alla chiesetta di San Vitaliano , sita “nel terreno del Santo” come era chiamata la zona di Sparanise corrispondente all'odierna zona , era presente e visibile e da lui ispezionato, un vecchio cippo di antica fattura che il Natali credeva fosse un'antica vestigia del Tempio di Espero e Mattia Zona , invece, antico resto di una costruzione , anche antica, preesistente o comunque coeva con la chiesetta, senza essere un tempio. Oggi del vecchio resto archeologico del tempio (meglio la minuscola) di Espero , non vi è più traccia come non vi è traccia della originaria chiesetta di San Vitaliano che - distrutta dagli americani nel settembre del 1943 (apparentemente senza motivo , ulteriore mistero) durante un bombardamento mirato che non colpì gli edifici adiacenti tra cui la stazione ferroviaria- è stata ricostruita nel 1960 ed alcuni autorevoli testimoni ricordano come i resti delle mura della vecchia chiesa, orientata come quella attuale verso Montevergine luogo della morte di San Vitaliano, erano presenti più a valle di quella attuale, rimaneggiata anche nelle effettive dimensioni oltre che di alcun pregio.
A Sparanise resta lo stemma con il calice sormontato da tre stelle ed ornato di due bisce, calice che conserva intatti i suoi misteri, non avendo alcuno sino ad oggi ben chiarito le ragioni dell'antico stemma. Forse è legato alla custodia dei resti di San Vitaliano? Recentamente alcuni lavori pubblici nella zona della chiesetta hanno alimentato la curiosità degli storici locali. Se sotto la chiesetta fosse presente una cripta? D'altra parte perchè mai l'abate Roffredo doveva costruire una chiesetta? E' noto che nell'anno mille tutte le chiese, costruite nella longobardia minor, avevano una cavità sotterranea, custodivano sepolcri e cose simili. Può essere l'eventuale cripta “ il calice “ di San Vitaliano ? Chissà., magari avviando una campagna di scavi in quella zona potrebbero verificarsi scoperte sensazionali.
Tutto questo abbiamo incontrato in questo racconto che crediamo di dover raccontare con fini divulgativi e con il piglio dello storico, avvertendo quella dozzina di lettori di manzoniana memoria, che tuttavia non abbiamo i titoli accademici dello storico, ma una forte passione : in fondo la ricerca di storia locale è un atto di amore per la propria terra.
Come ogni viaggio storico che voglia avere la pretesa di essere credibile è necessario partire dalle fonti storiche e crediamo di aver consultato tutte quelle possibili, compresa qualcuna poco nota. Possono sembrare, al lettore poco incline ai linguaggi accademici, non entusiasmanti , ma nel nostro caso ogni fonte storica è stata oggetto di incontri importanti , a volte per ragione dell'autore, a volte per comprenderne bene la datazione e l'attendibilità e abbiamo scoperto anche che numerosi fonti storiche sono consultabili online, stando comodamente a casa, il lavoro contiene , per questo, il link diretto al testo antico. Parliamo di testi bellissimi anche solo a guardarli, standone comodamente seduti, come il cod.vat.5949 ( codice sino ad oggi poco studiato), che è un martirologio dell'XI secolo (indica il nostro Santo al 16 luglio), lasciano il fiato sospeso. Miniature e illustrazioni medievali curate e colorate nei minimi dettagli che sono oggi consultabili online con ottima risoluzione grazie all'immenso lavoro di digitalizzazione fatto dalla Biblioteca Vaticana, augurandoci che mai possa essere sospeso il gratuito accesso al patrimonio immenso della Biblioteca. Sappiamo anche che esiste in Vaticano un ulteriore patrimonio documentale, parliamo degli antichi codici longobardi ad esempio, in uno di questi , noto come la "donazione di Onorio III" esiste una donazione fatta all'Abate Roffredo dalla bizantina Theophane, imperatrice reggente. Non è stato possibile consultarlo perchè è parte della Biblioteca Segreta Vaticana. Documenti che la chiesa ufficialmente tiene segreti , sembra perchè avrebbero potuto documentare usurpazioni di territori, di titoli e cose simili . A questo punto ci fermiamo perchè il viaggio sarà lungo ed avventuroso, ma bisognerà aspettare la pubblicazione del libro.

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