19 Ottobre 2021
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Cronistoria, breve e poco ragionata, delle vicende politiche dei giorni nostri.

26-01-2021 12:34 - Cronaca
Da qualche giorno i notiziari ed i giornali nazionali aprono con le notizie della crisi di governo, ormai consacrata anche dalle dimissioni del premier Giuseppe Conte. La cronaca politica ha sostituito le notizie ed i bollettini di guerra relativi ai numeri di contagiati e di morti, al colore delle regioni italiani con relativi divieti e permessi. Per questo la vicenda potrebbe anche rappresentare il viatico per il ritorno alla tanto agognata normalità, almeno in ordine alla fruizione delle libertà essenziali come quella di uscire quando si vuole, recarsi negli uffici pubblici negli orari di apertura, vedersi con chiunque si vuole, praticare sport e balli. Non sono solo le notizie della pandemia ad aprire i notiziari. Le vicende politiche italiane degli ultimi anni non hanno grossi contenuti ideologici. Nel 2018 si sono celebrate le elezioni con un curioso sistema elettorale: in parte maggioritario in parte proporzionale. Per effetto del sistema il risultato elettorale era ovvio. Nessuno degli schieramenti di partenza ha conseguito la maggioranza dei parlamentari. I tre schieramenti si sono sostanzialmente divisi i seggi, con insignificanti differenza numeriche. Lo stallo conseguente è durato circa tre mesi. Le elezioni si sono svolte il 4 marzo del 2018 e l'incarico di formare il governo a Giuseppe Conte, un professore di diritto civile divenuto tale per aver vinto un concorso proprio all'Università di Caserta e fino ad allora sconosciuto ai più, è stato dato dal Presidente della Repubblica il 3 giugno 2018, ormai in estate. Conte è stato designato e sostenuto dal movimento 5 stelle, il partito creato dal comico genovese Giuseppe Grillo detto Beppe che aveva tra i tanti slogan quello capitario dell'uno vale uno. Per via del frazionamento del parlamento è stato necessario per formare il governo che una parte consistente dello schieramento di centro destra, il partito della lega, abbandonasse l'originario schieramento per sostenere il nuovo alleato. Non un alleato elettorale, ma parlamentare. Un compagno di strada trovato proprio poche ore prima che il Presidente della Repubblica desse formalmente incarico ad un tecnico un certo Cottarelli, che aveva fama di essere esperto nella riduzione delle spese. Il governo, poi definito dalla pubblicistica nazionale gialloverde per via dei colori principali dei due partiti, tuttavia durò appena un anno. L'alleato verde, probabilmente pensando alle elezioni e guardando i sondaggi che lo davano in forte ascesa, decise di sfiduciare il governo. Il leader del partito, nella calda estate prepandemica del 2019, Salvini, raccontano le cronache, prima di staccare la spina, pare avesse fatto una telefonata cautelativa ad un altro leader , Renzi. Lo scopo era quello di capire semmai il PD avesse sostituito la Lega al governo ed impedito le elezioni. Renzi, accreditato di essere uno dei leader del partito democratico principale schieramento di opposizione, rispose come spesso gli era capitato di rispondere rispetto a richieste cautelative provenienti da altri politici. "Stai sereno". Troppo presto per andare alle elezioni è stato il pensiero ricorrente di tutti i politici di qualsiasi schieramento, Lega esclusa. Così il PD prese armi e burattini e passò al governo, sostituendo la Lega con qualche lieve variazione nella formazione dei ministri assegnati ai pentastellati, venne sostituito tale Toninelli noto per aver postato, sorridente, una foto prima della trasmissione Porta a Porta mentre giocava con il plastico del ponte Morandi, tragedia nazionale impressa nella memoria collettiva. Il capo politico del partito delle stelle Luigi Di Maio, invece, otteneva addirittura la poltrona di ministro degli esteri in luogo di quella di ministro del lavoro. Premier sempre il prof. Giuseppe Conte. Infine le vicende dei nostri giorni, con Renzi che decide di revocare la fiducia al governo ed aprire la crisi. Seppure, per la cronaca, pare che oggi Renzi ha avuto dei ripensamenti e vorrebbe ritornare al governo, accontentandosi solo della sostituzione del premier, magari condito dall'ingresso al governo della preferita Maria Elena Boschi, da molti ritenuta oltre che bella anche intelligente. Questo, non in sintesi e ci scusiamo per la prolissità, il riassunto delle vicende politiche italiane degli ultimi anni. Un sistema politico estremamente povero di contenuti ideali e motivato da spinte di conservazione tanto del singolo scranno parlamentare che dei posti più importanti di governo. In fondo, lo stesso premier Conte ha aspettato prima di dimettersi l'imminente votazione sulla giustizia, e constata un possibile sfiducia al ministro Bonafede, uno dei capibastone dei 5S, ha malinconicamente preso la strada del colle, sperando anche fondatamente in un terzo incarico. Il parlamento non intende essere sciolto perché molti eletti non lo sarebbero più alle prossime elezioni. Per giunta la riforma costituzionale, populisticamente approvata a larga maggioranza, ha diminuito i parlamentari di un terzo rendendo ancora più precaria la condizione di deputati e senatori. Una riforma che comporterà un maggiore peso del singolo parlamentare che assomiglierà sempre di più al deputato dell'età giolittiana. Il periodo prefascista dove venne coniato il temine trasformismo e dove un singolo deputato faceva valere il proprio peso spesso conseguendo vantaggi personali anche economici oltre che di potere. Periodo storico che culminò con il fascismo, riposta politica alla richiesta di ordine e di stabilità avanzata dal popolo.

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