03 Febbraio 2023
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In morte di Benedetto XVI.

01-01-2023 19:54 - Cronaca
Ho incontrato Joseph Ratzinger attraverso la lettura dei suoi libri. Il primo che ho letto è stato Gesù di Nazareth. Il nome del testo lasciava comprendere che fosse un saggio, teologico e storico, sulla figura di Gesù, che veniva indicato, nel titolo, con il nome d'origine e non come il Cristo. Il libro affermava che Gesù di Nazareth è stato un personaggio storico realmente esistito e probabilmente apparteneva alla setta ebraica degli esseni. Un gruppo eremitico legato a dei rotoli scoperti, casualmente dopo la seconda guerra mondiale, nel deserto vicino Gerico nella località di Qumran. Rotoli che raccoglievano vangeli apocrifi con la descrizione della storia di Gesù e della sua famiglia d'origine ed in particolare la famiglia materna certamente essena come lo era la cugina Elisabetta ed il figlio di lei Giovanni il Battista. Il libro ebbe il pregio di entusiasmarmi, pagina dopo pagina. Mai un papa aveva pubblicato un libro di natura storica accessibile al grande pubblico. Andai allora ad acquistare i precedenti testi di Ratzinger iniziando dal famoso “Introduzione al Cristianesimo” un libro, scritto negli anni 80, che ha venduto decine di milioni di copie. Testo di teologia, ma anche in questo caso molto comprensibile e con costruzioni dogmatiche lineari e precise. Così ho proseguito leggendo anche altri testi scritti da Ratzinger, apprezzandoli tutti per il rigore logico e l'evidente preparazione dell'autore. Oggi che è morto, non avendolo mai incontrato di persona, mi sembra di averlo conosciuto bene, profondamente.

E' stato il papa più dotto e colto della storia. Nessun predecessore ha avuto la preparazione teologica e filosofica. Non era, infatti, solo un teologo, ma era un filosofo a tutto tondo. Un filosofo cattolico, ma con la prevalenza della ragione, del logos come scriveva già nell'introduzione al cristianesimo, rispetto alle questioni fideistiche. La pretesa di voler spiegare la fede con la ragione. Un compito difficile che stimolava il teologo Ratzinger nel proseguire gli studi proprio con il fine ultimo di spiegare perché il logos del cristianesimo è la parola evangelica, comprensibile in ogni aspetto. Per trovare nella storia della Chiesa un dottore così preparato ed autorevole bisogna andare indietro di almeno di 4 secoli ed arrivare a Roberto Bellarmino, che fu vescovo di Capua, cardinale ed ispiratore della teologia rinascimentale impegnata nella difficilissima battaglia con il protestantesimo scismatico di Martin Lutero che era tedesco e teologo come Ratzinger. Proprio per effetto del protestantesimo luterano la Germania è divenuta un paese rigorosamente cristiano, ma i cattolici sono in minoranza. Sono maggioranza solo in Baviera da dove proveniva Ratzinger. Il futuro papa intraprese il sacerdozio subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, seppure il principale impegno era dedicato agli studi di filosofia e teologia. Raggiunse rapidamente la cattedra universitaria e chiese di insegnare a Tubinga. Non un ateneo cattolico, ma Università pubblica con docenti in maggioranza protestanti e critici nei confronti del cattolicesimo. Una sorta di trincea che spesso appassiona coloro che sono dotati di doti intellettive superiori e che preferiscono confrontarsi con avversari numericamente prevalenti piuttosto che godere dei privilegi di un sicuro consenso. Tra i cattolici ben presto Ratzinger divenne il punto di riferimento per le questioni teologiche. Un approccio riformatore al cattolicesimo senza tuttavia eccedere. Il Concilio Vaticano II aveva completato un lavoro di attualizzazione ed ammodernamento della Chiesa, ma si rendeva necessaria una teologia che garantisse una transizione conforme alla tradizione senza perdere lo spirito riformatore. Ratzinger fu tra quelli che proposero idee di riforma del cattolicesimo senza contrapposizioni con coloro che puntavano all'ortodossia ed alla conservazione. Allo stesso tempo fu fermo nel condannare alcune ideologie, come la teologia della liberazione, che andavano diffondendosi, all'interno della Chiesa cattolica, soprattutto in America Latina. Giovanni Paolo II che dichiarò formalmente guerra alla teologia della liberazione aveva tra i principali consiglieri proprio il teologo tedesco. Il professore tedesco fu scelto come vescovo di Monaco da Paolo VI, l'ultimo papa italiano. Giovan Battista Montini non aveva raggiunto livelli accademici, ma aveva una preparazione teologica importante ed aveva molto apprezzato il teologo tedesco già ai tempi del Concilio Vaticano II. Ratzinger non accettò subito il nuovo incarico. Pensò a lungo perché comprendeva che l'episcopato significava abbandonare la cattedra a Tubinga e gli studi universitari. Alla fine accettò, era il 1977. La diocesi di Monaco era, da sempre, retta da un cardinale e per questo dopo poco tempo Ratzinger fu nominato cardinale in tempo per partecipare al doppio conclave del 1978 quello che attraverso la breve apparizione di papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani, portò sul soglio di Pietro il pontefice polacco Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II. Un papa che cambiò il corso della storia sconfiggendo il comunismo ed abbattendo muri e cortine di ferro che avevano diviso l'Europa. Giovanni Paolo II, carismatico ed ispirato, non aveva la stessa preparazione teologica di Paolo VI e per le questioni teologiche si affidava a Ratzinger senza ulteriori aggiunte. Il ruolo di principale ispiratore della linea teologica tenuta da Giovanni Paolo II durante il lungo pontificato comportò di diritto il ruolo di principale successore del papa polacco. Giovanni Paolo II moriva nel 2005 da trionfatore, aveva vinto tutte le battaglie che aveva combattuto. Neppure un killer professionista ingaggiato per ucciderlo riuscì a fermare il pontefice slavo. Per intercessione dalla Madonna di Fatima, come credeva il papa, l'attentatore turco da pochi metri non uccise il pontefice. La fine di Giovanni Paolo II fu dominata dalla sofferenza che il pontefice rese segno di speranza e di attaccamento alla vita, come valore fondamentale del cattolicesimo. I successi di Giovanni Paolo II furono ascritti anche all'opera intellettuale di Ratzinger che fu quindi eletto, rapidamente, papa dopo la morte del pontefice polacco. Il pontificato di Ratzinger è durato complessivamente otto anni. E' stato un buon pontificato. Certamente chi si aspettava gli slanci messianici del predecessore è rimasto deluso, ma in tanti hanno apprezzato la cultura del pontefice tedesco. Così, ad esempio, un giorno ad una pubblica udienza Ratzinger iniziò a parlare di un teologo medievale di nome Ambrogio Autperto, uno dei fondatori del marianesimo europeo ed uno dei principali e per secoli unico commentatore dell'Apocalisse di San Giovanni. Tra l'uditorio in molti credettero che il pontefice stesse parlando di Sant'Ambrogio, patrono di Milano. Invece il papa invocava l'insegnamento di uno dei primi abati del monastero di San Vincenzo al Volturno per la gioia di tutti coloro che stavano lavorando per portare alla luce i resti dell'antico cenobio benedettino sorto nel periodo longobardo alle sorgenti del Volturno.

Il giudizio definitivo sul pontificato è naturalmente condizionato dal “gran rifiuto”, le dimissioni. L'unico precedente risaliva a Celestino V che tuttavia aveva alle spalle una storia personale di eremitaggio e per giunta essendo coevo di Dante dovette subire il pesantissimo giudizio del “sommo poeta” che aveva chiarito “che fece per viltade il gran rifiuto”.
Ufficialmente le dimissioni di Ratzinger sono dovute all'età avanzata, al momento della presentazione 85 anni. Dalle dimissioni però sono passati ulteriori 10 anni. I precedenti pontificati di Paolo VI e Giovanni Paolo II si erano conclusi con la morte nonostante documentate e gravi malattie. La scelta di Benedetto XVI è dunque particolare e certamente destinata ad alimentare ancora per molto tempo sospetti, misteri, e dietrologie. Probabilmente sarebbe utile per tutti leggere i numerosi saggi, libri ed eruditi scritti, che papa Benedetto XVI ci fa lasciato come principale eredità.

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