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Libertà di stampa e visibilità mediatica: perché l'intervista di Diaco a Ravagnani rientra nel giornalismo libero

06-11-2026 18:07 - Cronaca
Il polverone sollevato dal Codacons e dall’AssoUrt contro Pierluigi Diaco e la trasmissione BellaMa ripropone un interrogativo cruciale sui confini del giornalismo televisivo. Al centro delle critiche c’è l’intervista ad Alberto Ravagnani, ex sacerdote oggi approdato al mondo dello spettacolo, definita dalle associazionicitate come un "interrogatorio" sui temi della sfera intima e dell'orientamento sessuale.

Eppure, muovendo da una prospettiva di rigorosa difesa della libertà d'espressione, la presa di posizione di Pierluigi Diaco merita di essere analizzata e , se del caso, sostenuta. In una democrazia matura, chi sceglie di esporsi in pubblico e di calcare i palcoscenici del mondo dello spettacolo proveniente dal sacerdozio ha l’obbligo di spiegare le ragioni di una scelta radicale e non può pretendere un trattamento ovattato o con domande concordate durante un’intervista. Ravagnini è diventato soggetto pubblico solo per il cambio di vita: si è spogliato dell’abito sacerdotale dichiarando di essersi appropriato della sua vita

Il giornalismo non è un esercizio di cortesia.

La pretesa di regolare i toni di un'intervista televisiva rischia di trasformare il dibattito pubblico in un salotto bonario, privo di spessore e incapace di scavare nella complessità dei personaggi. In qualche caso addirittura di sembrare un atto di sottomissione al personaggio, quella che in gergo si chiama “marchetta”.

Il giornalismo libero prevede la possibilità – e talvolta il dovere – di incalzare l'intervistato, di porre interrogativi scomodi e di superare la superficie delle pubbliche relazioni.

Quando un personaggio pubblico sceglie di raccontarsi e di costruire la propria narrazione mediatica, accetta il rischio del contraddittorio. Pretendere che il conduttore si limiti a domande compiacenti significa confondere il servizio giornalistico con la promozione pubblicitaria.

La visibilità come scelta consapevole


Nel caso specifico, la scelta di Alberto Ravagnani di lasciare il sacerdozio per entrare nel mondo dello spettacolo comporta inevitabilmente un’esposizione mediatica di tipo diverso. Le esperienze personali, il percorso di vita e le motivazioni profonde di una figura che ha ricoperto un ruolo religioso e che oggi cerca la popolarità televisiva costituiscono legittimi oggetti di interesse pubblico.

Accettare un'intervista in diretta in una trasmissione televisiva nazionale significa mettersi in gioco senza reti di protezione. Lamentarsi in un secondo momento per l'asprezza dei toni o per la natura diretta delle domande appare incoerente rispetto alle regole d'ingaggio del mondo dello spettacolo e dell'informazione.

Difendere il diritto di chiedere

In un sistema democratico, la libertà di stampa tutela tanto il diritto del giornalista di domandare quanto la libertà del pubblico di assistere a un confronto vero, per quanto spigoloso o polarizzante possa apparire. Censurare l'approccio di un conduttore attraverso esposti e richieste di sospensione significa imboccare una china pericolosa verso il pensiero unico e la sterilizzazione del dibattito televisivo.