Ma chi era Massimiliano Cencelli?
09-08-2026 20:03 - Cronaca
"Chiedi chi erano i Beatles", cantava Gaetano Curreri con gli Stadio negli anni Ottanta. Una ballata per spiegare ad una ragazza di quindici anni l'importanza nel mondo della musica del gruppo di Liverpool di Paul McCartney e John Lennon.
"Chiedi chi era Cencelli" è quello che bisognerebbe proporre ad un giovane di oggi appassionato di politica. Oggi, con una certa inaspettata enfasi, molti giornali e telegiornali danno la notizia della scomparsa di Massimiliano Cencelli, morto a 90 anni.
Perché tutta questa notorietà? La risposta è nel cosiddetto "Manuale Cencelli". Ma chi era mai questo Massimiliano Cencelli scomparso oggi? In Parlamento non ci arriva mai occupando uno scranno tutto suo, ma è fedele collaboratore di più di un personaggio importante della Democrazia Cristiana. L'esordio in politica avviene nel 1970 con l'elezione a sindaco del Comune di Caldarola, un piccolo centro nel Maceratese. L'incarico — all'epoca il sindaco viene eletto dal consiglio comunale — dura circa un anno. Poi arriva la vicinanza con Adolfo Sarti, di cui diventa segretario particolare e grazie a cui viene assunto dalla Democrazia Cristiana.
Ma chi era, allora, Adolfo Sarti?
Quando si scoprono gli elenchi della loggia massonica P2, con ben 962 iscritti, tra questi altissimi funzionari dello Stato, militari, politici e ministri, e si scopre che non aderiscono alla massoneria in quanto tale (fatto già rilevante almeno per coloro che si dichiarano cattolici), ma a una particolare loggia che li racchiude tutti insieme sotto la guida di un Maestro Venerabile chiacchierato e discusso, Licio Gelli, si scopre chi chi è Cencelli.
Tra i 962 vi sono giornalisti, tutti i vertici delle Forze Armate e dei servizi segreti (ben 60 militari), alti funzionari della burocrazia statale, docenti universitari e ben 44 parlamentari di tutti i partiti ad eccezione del PCI, anche per via del dichiarato fine anticomunista della loggia. Non che il PCI sia estraneo completamente alla massoneria. Il padre di Enrico Berlinguer, Mario, era un dichiarato massone. Allo stesso modo il padre di Giorgio Napolitano, Giovanni, era noto massone. I due figli di massoni arrivarono anche a rivaleggiare per la segreteria del PCI.
Tonando agli elenchi della P2, tra i parlamentari diversi sono ministri: il socialista Enrico Manca, i democristiani Franco Foschi e Adolfo Sarti, e il segretario del PSDI Pietro Longo. Vi è poi un ex ministro sempre della Democrazia Cristiana, Gaetano Stammati, che non ha mai avuto la tessera della DC, ma è stato candidato come indipendente al Senato nel 1976 e nel 1979.
Adolfo Sarti, che dagli atti sequestrati risulta essere stato presentato proprio da Stammati alla loggia, democristiano lo è dalla prima ora. Ha militato da giovane nel movimento giovanile, ha fatto la trafila nei consigli comunali e provinciali di Cuneo ed è approdato in Parlamento nel 1958, a soli 30 anni, anche per via di una buona fama di giurista in quanto discendente da una famiglia che vanta tra i propri avi uno degli autori dello Statuto Albertino. Forse questa tradizione familiare lo spinge ad aderire alla massoneria, ma Sarti, all’atto dell’iscrizione, ricopre già importanti ruoli governativi: sottosegretario alla Presidenza del Consiglio di fiducia di Mariano Rumor e ministro del Turismo nei governi IV e V di Aldo Moro.
Le fortune politiche di Sarti svoltano in seguito alla mossa strategica di creare, nel 1967, una corrente interna alla DC che ha come leader Paolo Emilio Taviani e nella quale milita anche Francesco Cossiga. La corrente ha come scopo una funzione limitata, ovvero quella di creare un ponte tra le correnti principali, ed è per questo detta dei “pontieri”. Sono gli anni in cui il sostantivo “ponte” ha una particolare fortuna nel mondo culturale democristiano. Giorgio La Pira lo usa per definire il ruolo dell’Italia con i Paesi arabi che si affacciano dall’altra parte del Mediterraneo, mentre i pontieri della DC si pongono l’obiettivo di realizzare un’area di mediazione tra le opposte correnti.
Il ruolo strategico della corrente dei “pontieri” per l’unità del partito vale ottimi inserimenti ministeriali agli aderenti che, allo scioglimento della corrente dovuto all’esaurimento del compito, tornano a schierarsi nelle storiche correnti della DC. Poco prima dello scandalo P2, Cossiga promuove Sarti al Ministero della Difesa, un dicastero che ha uno stretto legame con i militari e i servizi di sicurezza, mentre Forlani lo colloca al Ministero di Grazia e Giustizia, anch'esso un ministero di primo piano. Dopo lo scandalo P2, Sarti e Stammati non hanno più ruoli di governo. Stammati abbandona la politica attiva all’indomani dello scandalo, mentre Sarti rimane semplice parlamentare, rieletto sino al 2 marzo 1992, quando muore per un male incurabile.
Negli elenchi degli iscritti alla P2 si trova anche il nome di Massimiliano Cencelli, che di Adolfo Sarti è il segretario particolare e che lega il suo nome al cosiddetto “Manuale Cencelli”.
Ma che cosa è il Manuale Cencelli?
Un dattiloscritto di otto pagine che circola in forma anonima negli anni 80 e che in maniera pratica attribuisce gli incarichi di governo a seconda del peso politico della singola forza. Stando al “Manuale Cencelli”, ogni posto di governo ha un valore, un peso calcolato dal punto di vista qualitativo e a cui viene assegnato un certo punteggio: il Ministero dell’Interno non ha lo stesso valore del Ministero delle Poste. I posti di sottosegretario sono ripartiti secondo il principio generale per cui un ministro “vale” due sottosegretari e mezzo.
È previsto anche un equilibrio nella rappresentanza geografica. Gli incarichi sono assegnati a seconda della percentuale dei voti ottenuti dai partiti, e le correnti interne si dividono gli incarichi che spettano al partito in proporzione al numero di iscritti alla corrente e ai risultati congressuali. Si stabilisce poi che chi è stato Presidente del Consiglio, in un successivo governo deve rivestire il ruolo di Ministro degli Esteri.
Intervistato il 25 luglio 2003 dal quotidiano «Avvenire», mentre il manuale viene evocato dall’attualità politica come strumento di ripartizione dei ministeri, l’interessato afferma: «Nel 1967 Sarti, con Cossiga e Taviani, fondò al congresso di Milano la corrente dei ‘pontieri’, cosiddetta perché doveva fare da ponte fra maggioranza e sinistra. Ottenemmo il 12% e c’erano da decidere gli incarichi in direzione. Allora io proposi: se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di governo in base alle tessere. Sarti mi disse di lavorarci su. In quel modo Taviani mantenne l’Interno, Gaspari fu Sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa, Sarti al Turismo e Spettacolo. La cosa divenne di pubblico dominio perché durante le crisi di governo, Sarti, che amava scherzare, rispondeva sempre ai giornalisti che volevano anticipazioni: chiedetelo a Cencelli».
Franco Foschi, al momento della scoperta degli elenchi, è ministro del Lavoro in quota alla corrente di Donat-Cattin. Proviene da Recanati, la città di Leopardi, della quale è stato sindaco per dieci anni. Prima di diventare ministro è sottosegretario agli Esteri e si attiva per riportare in Italia gli argentini di origine italiana sospettati di attività politica contro la dittatura militare. Quando vengono resi pubblici gli elenchi, Foschi non si dimette e, anzi, afferma di essersi avvicinato alla loggia proprio per poter adempiere meglio al compito di rimpatriare gli italo-argentini. Della loggia P2 fanno parte anche alcuni militari argentini e, tra questi, Emilio Eduardo Massera, uno dei capi della giunta militare. Gelli ricopre anche l’incarico di consigliere per gli affari economici del governo argentino retto dalla giunta militare.
Lo scandalo della scoperta degli elenchi della P2 travolge il governo Forlani anche perché, quando i magistrati decidono di consegnare le liste al Presidente del Consiglio, una volta arrivati a Palazzo Chigi vengono ricevuti dal capo di gabinetto di Forlani, il prefetto Mario Semprini, che risulta anch'egli iscritto alla P2. Una scelta particolare quella dei due magistrati Turone e Colombo, molto pilatesca: non ravvisando estremi di reato nel fatto che personaggi che siedono in posizioni chiave siano tutti ricompresi in una setta massonica coperta, senza ulteriori indagini per verificare eventuali reati di altra natura, decidono di consegnare l’elenco al capo del governo, derubricando la questione a vicenda politica.
In questo elenco sono presenti il generale Carlo Alberto dalla Chiesa e il fratello Romolo, anch'egli generale dei Carabinieri, il capo del SID Vito Miceli e il suo acerrimo avversario Gianadelio Maletti, numero due del servizio. Editori come Angelo Rizzoli, ma anche il rampante costruttore Silvio Berlusconi, che poi farà una carriera politica a tutti nota. Negli elenchi risultano anche sedici magistrati in servizio e tre in pensione; tra questi Mario Marsili, genero di Licio Gelli per averne sposato la figlia, e Guido Barbaro, presidente del collegio del Tribunale di Torino che processa le Brigate Rosse nel celeberrimo processo in corso durante il sequestro di Aldo Moro. Tutti e sedici vengono sottoposti a procedimento disciplinare davanti al CSM, che in diversi casi non adotta sanzioni disciplinari, stabilendo che in linea di massima appartenere a una loggia massonica (tale dovendosi considerare la P2) non costituisce illecito disciplinare. Due dei magistrati iscritti alla P2, Antonio Buono e Domenico Pone, sono inoltre componenti del CSM.
Dopo la morte di Sarti che precede di poco la fine della Democrazia Cristiana, Massimiliano Cencelli inizia a collaborare con Nicola Mancino, l’irpino vicino a De Mita che dopo la fine della DC, diventa Ministro degli Interni, vicepresidente del CSM, Presidente del Senato, arrivando a concorrere per la carica di Presidente della Repubblica più di una volta.
"Chiedi chi era Cencelli" è quello che bisognerebbe proporre ad un giovane di oggi appassionato di politica. Oggi, con una certa inaspettata enfasi, molti giornali e telegiornali danno la notizia della scomparsa di Massimiliano Cencelli, morto a 90 anni.
Perché tutta questa notorietà? La risposta è nel cosiddetto "Manuale Cencelli". Ma chi era mai questo Massimiliano Cencelli scomparso oggi? In Parlamento non ci arriva mai occupando uno scranno tutto suo, ma è fedele collaboratore di più di un personaggio importante della Democrazia Cristiana. L'esordio in politica avviene nel 1970 con l'elezione a sindaco del Comune di Caldarola, un piccolo centro nel Maceratese. L'incarico — all'epoca il sindaco viene eletto dal consiglio comunale — dura circa un anno. Poi arriva la vicinanza con Adolfo Sarti, di cui diventa segretario particolare e grazie a cui viene assunto dalla Democrazia Cristiana.
Ma chi era, allora, Adolfo Sarti?
Quando si scoprono gli elenchi della loggia massonica P2, con ben 962 iscritti, tra questi altissimi funzionari dello Stato, militari, politici e ministri, e si scopre che non aderiscono alla massoneria in quanto tale (fatto già rilevante almeno per coloro che si dichiarano cattolici), ma a una particolare loggia che li racchiude tutti insieme sotto la guida di un Maestro Venerabile chiacchierato e discusso, Licio Gelli, si scopre chi chi è Cencelli.
Tra i 962 vi sono giornalisti, tutti i vertici delle Forze Armate e dei servizi segreti (ben 60 militari), alti funzionari della burocrazia statale, docenti universitari e ben 44 parlamentari di tutti i partiti ad eccezione del PCI, anche per via del dichiarato fine anticomunista della loggia. Non che il PCI sia estraneo completamente alla massoneria. Il padre di Enrico Berlinguer, Mario, era un dichiarato massone. Allo stesso modo il padre di Giorgio Napolitano, Giovanni, era noto massone. I due figli di massoni arrivarono anche a rivaleggiare per la segreteria del PCI.
Tonando agli elenchi della P2, tra i parlamentari diversi sono ministri: il socialista Enrico Manca, i democristiani Franco Foschi e Adolfo Sarti, e il segretario del PSDI Pietro Longo. Vi è poi un ex ministro sempre della Democrazia Cristiana, Gaetano Stammati, che non ha mai avuto la tessera della DC, ma è stato candidato come indipendente al Senato nel 1976 e nel 1979.
Adolfo Sarti, che dagli atti sequestrati risulta essere stato presentato proprio da Stammati alla loggia, democristiano lo è dalla prima ora. Ha militato da giovane nel movimento giovanile, ha fatto la trafila nei consigli comunali e provinciali di Cuneo ed è approdato in Parlamento nel 1958, a soli 30 anni, anche per via di una buona fama di giurista in quanto discendente da una famiglia che vanta tra i propri avi uno degli autori dello Statuto Albertino. Forse questa tradizione familiare lo spinge ad aderire alla massoneria, ma Sarti, all’atto dell’iscrizione, ricopre già importanti ruoli governativi: sottosegretario alla Presidenza del Consiglio di fiducia di Mariano Rumor e ministro del Turismo nei governi IV e V di Aldo Moro.
Le fortune politiche di Sarti svoltano in seguito alla mossa strategica di creare, nel 1967, una corrente interna alla DC che ha come leader Paolo Emilio Taviani e nella quale milita anche Francesco Cossiga. La corrente ha come scopo una funzione limitata, ovvero quella di creare un ponte tra le correnti principali, ed è per questo detta dei “pontieri”. Sono gli anni in cui il sostantivo “ponte” ha una particolare fortuna nel mondo culturale democristiano. Giorgio La Pira lo usa per definire il ruolo dell’Italia con i Paesi arabi che si affacciano dall’altra parte del Mediterraneo, mentre i pontieri della DC si pongono l’obiettivo di realizzare un’area di mediazione tra le opposte correnti.
Il ruolo strategico della corrente dei “pontieri” per l’unità del partito vale ottimi inserimenti ministeriali agli aderenti che, allo scioglimento della corrente dovuto all’esaurimento del compito, tornano a schierarsi nelle storiche correnti della DC. Poco prima dello scandalo P2, Cossiga promuove Sarti al Ministero della Difesa, un dicastero che ha uno stretto legame con i militari e i servizi di sicurezza, mentre Forlani lo colloca al Ministero di Grazia e Giustizia, anch'esso un ministero di primo piano. Dopo lo scandalo P2, Sarti e Stammati non hanno più ruoli di governo. Stammati abbandona la politica attiva all’indomani dello scandalo, mentre Sarti rimane semplice parlamentare, rieletto sino al 2 marzo 1992, quando muore per un male incurabile.
Negli elenchi degli iscritti alla P2 si trova anche il nome di Massimiliano Cencelli, che di Adolfo Sarti è il segretario particolare e che lega il suo nome al cosiddetto “Manuale Cencelli”.
Ma che cosa è il Manuale Cencelli?
Un dattiloscritto di otto pagine che circola in forma anonima negli anni 80 e che in maniera pratica attribuisce gli incarichi di governo a seconda del peso politico della singola forza. Stando al “Manuale Cencelli”, ogni posto di governo ha un valore, un peso calcolato dal punto di vista qualitativo e a cui viene assegnato un certo punteggio: il Ministero dell’Interno non ha lo stesso valore del Ministero delle Poste. I posti di sottosegretario sono ripartiti secondo il principio generale per cui un ministro “vale” due sottosegretari e mezzo.
È previsto anche un equilibrio nella rappresentanza geografica. Gli incarichi sono assegnati a seconda della percentuale dei voti ottenuti dai partiti, e le correnti interne si dividono gli incarichi che spettano al partito in proporzione al numero di iscritti alla corrente e ai risultati congressuali. Si stabilisce poi che chi è stato Presidente del Consiglio, in un successivo governo deve rivestire il ruolo di Ministro degli Esteri.
Intervistato il 25 luglio 2003 dal quotidiano «Avvenire», mentre il manuale viene evocato dall’attualità politica come strumento di ripartizione dei ministeri, l’interessato afferma: «Nel 1967 Sarti, con Cossiga e Taviani, fondò al congresso di Milano la corrente dei ‘pontieri’, cosiddetta perché doveva fare da ponte fra maggioranza e sinistra. Ottenemmo il 12% e c’erano da decidere gli incarichi in direzione. Allora io proposi: se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di governo in base alle tessere. Sarti mi disse di lavorarci su. In quel modo Taviani mantenne l’Interno, Gaspari fu Sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa, Sarti al Turismo e Spettacolo. La cosa divenne di pubblico dominio perché durante le crisi di governo, Sarti, che amava scherzare, rispondeva sempre ai giornalisti che volevano anticipazioni: chiedetelo a Cencelli».
Franco Foschi, al momento della scoperta degli elenchi, è ministro del Lavoro in quota alla corrente di Donat-Cattin. Proviene da Recanati, la città di Leopardi, della quale è stato sindaco per dieci anni. Prima di diventare ministro è sottosegretario agli Esteri e si attiva per riportare in Italia gli argentini di origine italiana sospettati di attività politica contro la dittatura militare. Quando vengono resi pubblici gli elenchi, Foschi non si dimette e, anzi, afferma di essersi avvicinato alla loggia proprio per poter adempiere meglio al compito di rimpatriare gli italo-argentini. Della loggia P2 fanno parte anche alcuni militari argentini e, tra questi, Emilio Eduardo Massera, uno dei capi della giunta militare. Gelli ricopre anche l’incarico di consigliere per gli affari economici del governo argentino retto dalla giunta militare.
Lo scandalo della scoperta degli elenchi della P2 travolge il governo Forlani anche perché, quando i magistrati decidono di consegnare le liste al Presidente del Consiglio, una volta arrivati a Palazzo Chigi vengono ricevuti dal capo di gabinetto di Forlani, il prefetto Mario Semprini, che risulta anch'egli iscritto alla P2. Una scelta particolare quella dei due magistrati Turone e Colombo, molto pilatesca: non ravvisando estremi di reato nel fatto che personaggi che siedono in posizioni chiave siano tutti ricompresi in una setta massonica coperta, senza ulteriori indagini per verificare eventuali reati di altra natura, decidono di consegnare l’elenco al capo del governo, derubricando la questione a vicenda politica.
In questo elenco sono presenti il generale Carlo Alberto dalla Chiesa e il fratello Romolo, anch'egli generale dei Carabinieri, il capo del SID Vito Miceli e il suo acerrimo avversario Gianadelio Maletti, numero due del servizio. Editori come Angelo Rizzoli, ma anche il rampante costruttore Silvio Berlusconi, che poi farà una carriera politica a tutti nota. Negli elenchi risultano anche sedici magistrati in servizio e tre in pensione; tra questi Mario Marsili, genero di Licio Gelli per averne sposato la figlia, e Guido Barbaro, presidente del collegio del Tribunale di Torino che processa le Brigate Rosse nel celeberrimo processo in corso durante il sequestro di Aldo Moro. Tutti e sedici vengono sottoposti a procedimento disciplinare davanti al CSM, che in diversi casi non adotta sanzioni disciplinari, stabilendo che in linea di massima appartenere a una loggia massonica (tale dovendosi considerare la P2) non costituisce illecito disciplinare. Due dei magistrati iscritti alla P2, Antonio Buono e Domenico Pone, sono inoltre componenti del CSM.
Dopo la morte di Sarti che precede di poco la fine della Democrazia Cristiana, Massimiliano Cencelli inizia a collaborare con Nicola Mancino, l’irpino vicino a De Mita che dopo la fine della DC, diventa Ministro degli Interni, vicepresidente del CSM, Presidente del Senato, arrivando a concorrere per la carica di Presidente della Repubblica più di una volta.
tratto da: Speravamo di Morire democristiani. Nascita, vita e morte della DC.
























