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Ich bin ein Berliner

24-10-2023 12:56 - Cronaca


Ich bin ein Berliner, tradotta in italiano la frase significa «Io sono un berlinese», e divenne una delle più note e iconiche della breve presidenza di John Fitzgerald Kennedy, che fu assassinato cinque mesi più tardi.

Era il 26 giugno 1963, Berlino era divisa in due da un muro che rendeva evidente la divisione del mondo in blocchi. Kennedy, primo presidente degli USA di religione e tradizione cattolica e dichiaratamente non massone, venne in Europa con la volontà di offrire agli alleati europei una immagine nuova e diversa del modo di interpretare la massima carica della potenza mondiale meglio armata del mondo. Una immagine giovanile e per questo aperta alle istanze delle nuove generazioni che si affermavano in un dopoguerra diviso in due blocchi contrapposti che rappresentavano due diversi modi di vedere il mondo. Dopo la visita ed il discorso a Berlino, JF Kennedy si fermò anche in Italia, con solo due tappe, la prima a Roma e la seconda a Napoli. Nella città partenopea sfilò lungo il corso Umberto I acclamato dai napoletani in visibilio di fronte all’immagine iconica del Presidente Usa : giovane, bello e di successo, una figura di speranza e cambiamento che superava i confini di qualsiasi appartenenza nazionale.

Kennedy a Berlino tenne uno dei discorsi più belli della storia dell’intera umanità. Esordì declamando: “duemila anni fa l'orgoglio più grande era poter dire civis Romanus sum (sono un cittadino romano). Oggi, nel mondo libero, l'orgoglio più grande è dire “Ich bin ein Berliner”. Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole “Ich bin ein Berliner!”.

Poi proseguì, “Ci sono molte persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista.”e battendo il pugno sul podio, scadì:
“Che vengano a Berlino!!, e poi ancora, “Ce ne sono alcune che dicono che il comunismo è l'onda del progresso.”, e sempre battendo il pugno deciso :”Che vengano a Berlino!”, proseguendo il discorso in questo modo.

Un discorso di alto profilo, centrato sull’idea di libertà e sulla necessità di eliminare le divisioni, plasticamente rappresentate dal muro. L’idea di pronunciare la frase in tedesco, rispetto ad un discorso tenuto in inglese, venne a Kennedy pochi minuti prima di salire sul podio. Non paralava il tedesco ed aveva accanto un altro grande personaggio della storia della Germania, Willy Brandt che era borgomastro di Berlino Ovest, allora chiese la traduzione in tedesco della frase “i am berliner” e si annotò la pronuncia su di un figlietto. Così nacque il più celebre discorso di Kennedy. ( in calce all’articolo il link al video)

La storia ha dato ragione a Kennedy ed il muro è caduto, senza rivoluzioni o insurrezioni violente. Sotto il peso della storia e sotto i colpi di giganti del secolo scorso come Giovanni Paolo II, Helmut Kohl.

Oggi la squadra di calcio del Napoli affronta a Berlino la squadra dell’Union Berlin, una formazione che proviene dalla parte est della capitale tedesca e la partita si terrà nello stadio Olympiastadion, vale a dire quello inaugurato da Adolf Hitler nel 1936 per le olimpiadi, quelle in cui si affermò l’atleta statunitense di colore Jasse Owens che da solo dimostrò la risibilità delle teorie di prevalenza della razza ariana.

In questo giorno ci è sembrato giusto ricordare il grande discorso di Kennedy e ripetere Ich bin ein Berliner a significare che oggi come allora esiste un diritto di cittadinanza universale basato sui diritti inalienabili della persona, tra questi l’aspirazione alla libertà se non proprio la piena libertà.


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