Il referendum sulla Giustizia al tempo del caso Garlasco
05-02-2026 14:27 - Diritto
di Salvatore Piccolo*
Mentre si profilano questioni di tale importanza, il dibattito pubblico appare distorto. Da oltre un anno la televisione generalista è saturata dal "caso Garlasco": un fenomeno mediatico che trasloca da un’emittente all’altra, riproponendo gli stessi personaggi per discutere un fatto già giudicato con sentenza definitiva. Di recente, al coro si è aggiunto persino il magistrato che in primo grado assolse l'imputato (poi condannato nei gradi successivi). Ha deciso di scrivere un libro sul caso e si unisce alla compagnia per promuoverlo. È lecito chiedersi cosa accadrebbe se anche i giudici che hanno pronunciato la condanna decidessero di seguire la stessa strada.
L’urgenza è reale. Bisogna fermare questa deriva che altera la percezione del cittadino sul funzionamento della Giustizia. I riflettori si accendono solo su pochi casi mediatici, mentre le aule dei tribunali restano vuote nonostante il processo penale preveda l'udienza pubblica come primario strumento di controllo da parte dell'opinione pubblica. Anzi, l’accesso fisico a quelle aule è spesso scoraggiato da controlli rigidi che colpiscono il cittadino comune e, a volte, anche gli avvocati, mentre magistrati e personale godono di varchi riservati.
L’occasione del referendum può invertire questa tendenza, spostando il confronto su tematiche oggettive. In attesa di decidere quale posizione prendere nell'urna, resta l'auspicio di vedere dibattiti tra autorevoli studiosi, tra questi non devono mancare le posizioni dell’avvocatura, circa la separazione delle carriere e il ruolo della magistratura, nel suo complesso, nel governare un importante potere dello stato: quello giudiziario.
* avvocato cassazionista

l 22 e 23 marzo il corpo elettorale è chiamato alle urne per il referendum sulla separazione delle carriere. Si tratta di una questione tecnica con riflessi istituzionali profondi: la maggioranza di governo approva la revisione delle norme costituzionali per dividere la magistratura in due rami distinti. Da una parte la magistratura inquirente (i Pubblici Ministeri presso le Procure), dall'altra quella giudicante (i Giudici), ognuna con un proprio CSM e un percorso professionale specifico. Il meccanismo costituzionale non prevede vincoli di quorum per confermare o respingere la novella.
Forse la riforma non risolve i problemi atavici della giustizia italiana — dai tempi biblici alle carenze di risorse — ma impone un diverso modo di concepire l'ordine giudiziario. La magistratura non esaurisce da sola il concetto di Giustizia; l’avvocatura e l’esecutivo giocano ruoli imprescindibili. Tuttavia, resta il fatto che la magistratura è l’organo deputato dalla Carta a garantire l’indipendenza e l’autonomia del potere giudiziario.
In un sistema democratico, il processo penale deve essere altrettanto democratico. Un insieme di norme che garantiscano a tutti l'accesso alla difesa e un giudizio davanti a un giudice terzo, con regole precostituite dal legislatore.
Forse la riforma non risolve i problemi atavici della giustizia italiana — dai tempi biblici alle carenze di risorse — ma impone un diverso modo di concepire l'ordine giudiziario. La magistratura non esaurisce da sola il concetto di Giustizia; l’avvocatura e l’esecutivo giocano ruoli imprescindibili. Tuttavia, resta il fatto che la magistratura è l’organo deputato dalla Carta a garantire l’indipendenza e l’autonomia del potere giudiziario.
In un sistema democratico, il processo penale deve essere altrettanto democratico. Un insieme di norme che garantiscano a tutti l'accesso alla difesa e un giudizio davanti a un giudice terzo, con regole precostituite dal legislatore.
Mentre si profilano questioni di tale importanza, il dibattito pubblico appare distorto. Da oltre un anno la televisione generalista è saturata dal "caso Garlasco": un fenomeno mediatico che trasloca da un’emittente all’altra, riproponendo gli stessi personaggi per discutere un fatto già giudicato con sentenza definitiva. Di recente, al coro si è aggiunto persino il magistrato che in primo grado assolse l'imputato (poi condannato nei gradi successivi). Ha deciso di scrivere un libro sul caso e si unisce alla compagnia per promuoverlo. È lecito chiedersi cosa accadrebbe se anche i giudici che hanno pronunciato la condanna decidessero di seguire la stessa strada.
L’urgenza è reale. Bisogna fermare questa deriva che altera la percezione del cittadino sul funzionamento della Giustizia. I riflettori si accendono solo su pochi casi mediatici, mentre le aule dei tribunali restano vuote nonostante il processo penale preveda l'udienza pubblica come primario strumento di controllo da parte dell'opinione pubblica. Anzi, l’accesso fisico a quelle aule è spesso scoraggiato da controlli rigidi che colpiscono il cittadino comune e, a volte, anche gli avvocati, mentre magistrati e personale godono di varchi riservati.
L’occasione del referendum può invertire questa tendenza, spostando il confronto su tematiche oggettive. In attesa di decidere quale posizione prendere nell'urna, resta l'auspicio di vedere dibattiti tra autorevoli studiosi, tra questi non devono mancare le posizioni dell’avvocatura, circa la separazione delle carriere e il ruolo della magistratura, nel suo complesso, nel governare un importante potere dello stato: quello giudiziario.
* avvocato cassazionista
























