Il confronto
11-02-2026 12:48 - Diritto
di Salvatore Piccolo*
Una mattina di pioggia, l’atrio del tribunale si trasforma in una tribuna improvvisata. Conclusa l'udienza, il collegio difensivo si avvia verso l'uscita, ma il maltempo suggerisce a tutti una sosta nell'androne d'ingresso. Alle spalle, il tabellone luminoso scandisce le udienze in corso; di fronte, il pesante portone presidiato dalla vigilanza privata.
In questo spazio sospeso, tra colleghi che si aggregano per caso, nasce un confronto spontaneo sul prossimo referendum sulla separazione delle carriere.
Il punto di partenza comune è l’orientamento delle Camere Penali per il SÌ. Tuttavia, bastano pochi minuti perché emergano dubbi strutturali. La discussione si accende. C'è chi osserva come la riforma, così concepita, rischi di dare ancora più potere alla pubblica accusa. Ad altri la separazione delle carriere, senza ulteriori accorgimenti, non appare come la "vera" riforma della Giustizia di cui il Paese ha bisogno.
L'intervento di un decano del foro sposta l'asse del dibattito. Con decenni di processi alle spalle, l'avvocato punta il dito sulla disparità di mezzi. Il PM dispone già oggi della Polizia Giudiziaria e di strumenti investigativi invasivi, dalle intercettazioni ai trojan. Isolare il PM dalla magistratura giudicante, senza riequilibrare i poteri difensivi, rischia di allargare una voragine già esistente.
Il gruppo cresce, arrivando a contare una decina di professionisti. I toni si alzano al punto da attirare l'attenzione del Carabiniere di servizio, che si avvicina con garbo solo per chiedere di abbassare il volume: le voci rimbombano nelle aule del piano terra.
Il dato politico è sorprendente: quasi tutti i presenti, inizialmente schierati per il SÌ per inerzia associativa, convergono verso il NO. Nemmeno l’intervento di un collega attivista, uno di quelli che partecipa ai gazebo informativi, riesce a invertire la rotta.
Questo è il tipo di confronto che dovrebbe andare in onda negli studi televisivi: una spiegazione reale e tecnica di ciò che si vota.
Una riforma della Giustizia è necessaria e urgente, ma deve essere strutturale. Deve accorciare i tempi biblici dei processi, rendere la difesa accessibile a tutti e garantire un giusto processo in ogni condizione. Il referendum è un’occasione preziosa per discutere di questi temi. L'augurio è di non sprecarla in slogan elettorali e prese di posizioni partitiche.
In questo spazio sospeso, tra colleghi che si aggregano per caso, nasce un confronto spontaneo sul prossimo referendum sulla separazione delle carriere.
Il punto di partenza comune è l’orientamento delle Camere Penali per il SÌ. Tuttavia, bastano pochi minuti perché emergano dubbi strutturali. La discussione si accende. C'è chi osserva come la riforma, così concepita, rischi di dare ancora più potere alla pubblica accusa. Ad altri la separazione delle carriere, senza ulteriori accorgimenti, non appare come la "vera" riforma della Giustizia di cui il Paese ha bisogno.
L'intervento di un decano del foro sposta l'asse del dibattito. Con decenni di processi alle spalle, l'avvocato punta il dito sulla disparità di mezzi. Il PM dispone già oggi della Polizia Giudiziaria e di strumenti investigativi invasivi, dalle intercettazioni ai trojan. Isolare il PM dalla magistratura giudicante, senza riequilibrare i poteri difensivi, rischia di allargare una voragine già esistente.
Il gruppo cresce, arrivando a contare una decina di professionisti. I toni si alzano al punto da attirare l'attenzione del Carabiniere di servizio, che si avvicina con garbo solo per chiedere di abbassare il volume: le voci rimbombano nelle aule del piano terra.
Il dato politico è sorprendente: quasi tutti i presenti, inizialmente schierati per il SÌ per inerzia associativa, convergono verso il NO. Nemmeno l’intervento di un collega attivista, uno di quelli che partecipa ai gazebo informativi, riesce a invertire la rotta.
Questo è il tipo di confronto che dovrebbe andare in onda negli studi televisivi: una spiegazione reale e tecnica di ciò che si vota.
Una riforma della Giustizia è necessaria e urgente, ma deve essere strutturale. Deve accorciare i tempi biblici dei processi, rendere la difesa accessibile a tutti e garantire un giusto processo in ogni condizione. Il referendum è un’occasione preziosa per discutere di questi temi. L'augurio è di non sprecarla in slogan elettorali e prese di posizioni partitiche.
*avvocato cassazionista.
























