09 Agosto 2022
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Bisogna mobilitarsi per riaprire i ponti di Capua.

10-07-2022 21:39 - Cronaca
L’incredibile vicenda di Capua, antica città di Terra di Lavoro, è segnale evidente di un inesorabile declino dell’intera Terra di Lavoro. La città di Capua è oggi divisa in due dal Volturno a causa dell’inaccessibilità di entrambi i ponti che guadavano il fiume. Capua è una città antichissima. La fondazione dell’attuale città si deve ai Longobardi che nel 842 dopo la distruzione della Capua romana ad opera dei saraceni assoldati dai principi-nemici-cugini degli altri castaldati della Campania decisero di realizzare, ex novo, una cittadella fortificata difficilmente espugnabile. Nei secoli successivi tutte le guerre combattute sul territorio campano hanno sempre visto Capua come una roccaforte difficile da abbattere, comprese la guerra garibaldina contro i borbonici e compresa anche la seconda guerra mondiale. I Longobardi individuarono il sito dove realizzare la città proprio sulle rive del Volturno in una zona dove il fiume disegnava delle serpentine idonee a rappresentare una difesa naturale del territorio. Per accedere alla città fu messo a punto un ponte in pietra che era fortificato all’ingresso da due torri che poi durante l’impero di Federico II furono ulteriormente rafforzate. Probabilmente il ponte esisteva già in epoca romana anche perché la cittadina esisteva già durante la Repubblica di Roma ed era l’antica Casilinum, un porto fluviale realizzato proprio all’altezza del ponte romano. Recenti lavori hanno portato alla luce i resti del vecchio porto fluviale. Portato alla luce per modo di dire perché dopo aver scoperto l’insediamento archeologico le Autorità hanno deciso di segnalare il sito, coprirlo con plastica e materiale tecnico per poi interrarlo di nuovo affidando ai posteri un successivo restauro per mancanza di fondi. Proprio il vecchio ponte usato dai longobardi era tornato in auge quando il ponte “nuovo”, sempre per modo di dire perché era stato realizzato nel dopoguerra, era stato chiuso perché divenuto inagibile. Non era difficile prevedere che il vecchio ponte in pietra, bello e monumentale, non avrebbe potuto mai reggere il forte peso veicolare. In effetti Capua è uno snodo viario fondamentale per il collegamento della provincia di Caserta. Tutti coloro che provengono dall’alto casertano e devono recarsi a Caserta oppure a Santa Maria Capua Vetere, sede del Tribunale e di scuole ed Università, sono obbligati a passare per Capua. L’alternativa è imboccare l’autostrada oppure un tortuoso percorso attraverso campagne e casali abbandonati, tornati alla ribalta in questi giorni proprio per la vicenda di Capua. Il ponte autostradale sul Volturno fu realizzato nel dopoguerra nell’ambito della grande infrastruttura viaria dell’autostrada del sole. Opera imponente costata importanti risorse economiche e diversi caduti sul lavoro, ma sono in pochi oggi a ricordare sia il sacrificio umano che quello economico. Dopo la caduta del sistema dei partiti democratici e con la seconda Repubblica l’intera rete autostradale è stata regalata ai privati nonostante l’opera sia stata realizzata interamente dallo Stato e reti di allargamento sempre finanziate e realizzate con i fondi pubblici. Oggi l’unico ponte idoneo a garantire il collegamento su gomma tra l’alto casertano ed il capoluogo di Provincia e la sede del Tribunale è proprio il ponte autostradale, ma bisogna pagare il pedaggio. La vicenda è davvero incredibile e testimonia il degrado politico, economico e sociale in cui la nobile ed antica città di Capua è caduta. Una caduta profonda senza che possa intravedersi una valida ragione per l’immediato riscatto. Non è solo la classe politica locale sotto accusa, perché in fondo è facile prendersela con i politici soprattutto quando la qualità media della classe politica è al minimo storico, ma anche la società civile, le imprese commerciali locali hanno le loro responsabilità. Possibile che nessuno si sia mai accorto che il ponte longobardo da solo non poteva reggere per troppo tempo il traffico veicolare locale? La città di Capua un tempo è stata capitale dell’intera Campania, nel medioevo principale città dell’intero meridione, in un determinato periodo storico più importante anche di Napoli. Per circa otto secoli è stata sede di una diocesi metropolita retta da un cardinale, uno su tutti San Roberto Bellarmino, ha dato i natali anche ad un Papa (Onorio I). Durante il decennio francese con la riorganizzazione del regno di Napoli proprio Capua era la principale città candidata a divenire il capoluogo di provincia, cosa che non avvenne perchè la città era fortemente militarizzata e non si voleva confondere l'amministrazione militare con l'attività di governo. Nel 2022 la chiusura del ponte rappresenta davvero il minimo livello raggiunto dall’antica città, peggio non si può ipotizzare. Chi scrive è nato a Capua perché circa 50 anni fa nella cittadina longobarda esistevano diverse strutture sanitarie pubbliche e private, oltre ad uffici giudiziari, scuole ed università. La rinascita di Capua non è solo una questione dei capuani, ma dell’intera Terra di Lavoro. Bisogna mobilitarsi perché immediatamente ed in tempi rapidi si ponga rimedio all’incresciosa e vergognosa situazione, che la riapertura del ponte di Capua, l’antico ponte romano e soprattutto quello “nuovo”, diventi l’occasione per il riscatto dell’intera Terra di Lavoro.

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