29 Settembre 2022
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Perchè alle prossime elezioni vincerà il centrodestra.

12-08-2022 19:53 - Cronaca
Occorre premettere che il ragionamento che segue non è di natura propagandistica, ma di semplice valutazione dei dati disponibili sulla base della statistica storica. Gli italiani da quando votano hanno sempre preferito partiti o schieramenti conservatori o quantomeno moderati. L’Italia prefascista era apertamente liberale di stampo conservatrice, il partito socialista, quando fece capolino sulla scena politica, era elettoralmente marginale. In disparte il ventennio fascista, dove le elezioni prevedevano la lista unica e dove pure sembra che il regime godesse della simpatia della maggioranza della popolazione, da quando esiste la Repubblica gli italiani non hanno mai dato la maggioranza assoluta alla sinistra. Nel 1948 la Democrazia Cristiana si impose in maniera clamorosa sul fronte delle sinistre che andarono alle elezioni unite con l’effige di Garibaldi. Con un distacco di milioni di voti ed ottenendo la maggioranza dei parlamentari preferì allargare la base parlamentare. La DC era un partito di massa complesso, ma certamente non era di sinistra, anzi si contrapponeva alla sinistra ed aveva a destra un partito nostalgico del fascismo per cui rappresentava l’unica soluzione praticabile per l’elettore non di sinistra, ma ancora emozionalmente provato dagli eventi bellici e dal regime ventennale. Durante tutta la cosidetta prima repubblica la DC si pose al centro dello schieramento e solo quando comprese di aver esaurito la propria azione politica decise, a far data dal governo di Fanfani, di aprire a sinistra. Fu il centro sinistra. Si trattava di un governo che aveva come opposizione il più forte partito comunista occidentale. Quel partito comunista, pure guidato da politici di rilievo, non riuscì mai a superare numericamente i voti della DC, tranne l’episodio delle elezioni del 1984 per il parlamento europeo dove il PCI soprassò la DC di pochi decimali percentuali sulla spinta emotiva della morte del segretario. Fino a quando sono esistiti PCI e DC il partito dei cattolici ha sempre riportato più voti. Quando ha avuto un calo elettorale i voti sono andati alle formazioni a destra della balena bianca. Con la fine della prima repubblica e la fine dei partiti di massa, ramificati e strutturati in sezioni in tutto il territorio nazionale, il sistema elettorale ha subito almeno tre leggi di riforma elettorale. Nonostante le assurde leggi elettorali il centro destra, tale qualificatosi apertamente di fronte agli elettori, ha sempre vinto rispetto allo schieramento di centrosinistra. In due sole occasioni il centrosinistra ha potuto governare, nella seconda repubblica, sulla base di una affermazione elettorale. Nel 1996 e nel 2006. Nel 1996 Romano Prodi e l’Ulivo vinse le elezioni di pochi voti e dovette governare con una maggioranza risicata alla Camera dei deputati dove fu sfiduciato meno di due anni dopo. La vittoria fu ampiamente ascrivibile al centrodestra che si presentò diviso con la Lega che incarnava il terzo polo con gli slogan di Roma ladrona. Poi alle successive elezioni del 2001, dopo snervanti governi tecnici, vinse il centrodestra di Berlusconi che governò per 5 anni. Nel 2006 l’ultima vittoria del centrosinistra sempre capitanato da Romano Prodi. Il centrodestra aveva riportato in termini assoluti più voti, ma prima di andare alle elezioni volle cambiare la legge elettorale convinto di perdere. Si votò con una legge elettorale rompicapo che fu poi definita dallo stesso autore come una porcata e prese il nome di porcellum. In termini di seggi elettorali gli schieramenti si equivalevano al senato dove non esisteva il premio di maggioranza (scattato per pochi voti e con alcune zone dove i riconteggi impiegarono settimane). Il secondo governo Prodi si resse solo grazie al voto favorevole dei senatori a vita. Per vincere aveva messo insieme un ampio fronte antiberlusconiano che andava dai tradizionali esponenti della sinistra marxista ai cattolici moderati di origine DC. Implose alla soglia del secondo anno di governo anche il secondo tentativo di Prodi. Poi ha sempre vinto il centrodestra. Anche nel 2018, alle ultime elezioni, tra centrosinistra e centrodestra aveva prevalso il centrodestra solo che, nel frattempo, era scoppiato il “fenomeno” pentastellato con nuovi modi di fare campagna elettorale e con impronta populista e qualunquista tale da superare i tradizionali schieramenti. Oggi è a tutti evidente che il movimento di Grillo, dopo la prova al governo, si è sgonfiato. Anziché aprire il palazzo come una scatoletta di tonno come aveva annunciato il fondatore alla vigilia delle elezioni si è fatto fagocitare la sistema politico con una velocità impressionante. Secondo i sondaggi migliori avrebbe perso, in soli 5 anni, i due terzi dell’elettorato passando dal 30 per cento al 10. A questo punto la palla passa nuovamente ai vecchi steccati ideologici che nella seconda Repubblica si declinano in destra e sinistra, con il centro che non è autonomo ed è costretto ad allearsi, un po’ di qua ed un po’ di la. Se questa disamina è corretta, e ci sembra risulti oggettiva, appare evidente che per Enrico Letta, segretario del principale partito del centrosinistra la strada è in forte salita nonostante gli avversari siano di non eccelse qualità. Berlusconi ha 86 anni e alla fine della legislatura avrà superato i 90 anni che in genere significano, per chi ci arriva, appannamento delle facoltà cognitive. Salvini non è il leader duro e puro che era Bossi e si vede. Gira a vuoto in Italia e all’estero. Unica novità è proprio Giorgia Meloni, non ha la statura politica delle donne conservatrici europee che sono riuscite a governare come la Thatcher e la Merkel, ma ha freschezza intellettuale e giovane età, oltre a costanza nel mantenere la posizione politica anche quando il presidente del consiglio era un gigante come Draghi.

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