Garlasco: "è monnezza"
10-05-2026 21:43 - Cronaca
Roberto Saviano, voce tra le poche rimaste nel panorama intellettuale italiano, centra il punto sulla vicenda di Garlasco: “Questa non è giustizia raccontata, è monnezza che sembra cibo, e proprio per questo non sazia ma fa l’esatto contrario: affama”.
Queste parole, tratte dall'editoriale del 9 maggio su "Repubblica", commentano la nuova svolta di Garlasco. Come una serie TV siamo nel pieno della seconda stagione, un sequel che, per come nelle migliori fictione, deve offrire colpi di scena e ribaltamenti di fronte.
Prima di lui, Nicola Gratteri — Procuratore Capo di Napoli — ha confessato in una delle rare interviste post-referendum un gesto di igiene mentale: non appena il telecomando intercetta una trasmissione sul tema, cambia canale per manifesta noia.
Più umilmente, osserviamo come il mainstream mediatico abbia ormai colonizzato ogni spazio. Non importa se si guarda poca televisione, come di regola accade a chi scrive: il circo invade YouTube, i social, i feed quotidiani. È impossibile non incapparvi. È un meccanismo alimentato da una schiera di avvocati, giornalisti e magistrati — qualcuno estraneo ai fatti — che si rincorrono tra le reti nazionali in una staffetta perenne, spesso corrono e macinano chilometri pur di ottenere un primo piano a favore di telecamera.
L’effetto è un cortocircuito pericoloso. Poiché tutti ne parlano, tutti si sentono legittimati a ergersi esperti, criminologi o consulenti tecnici. La logica è brutale: “Se ne parla lui/lei in TV, posso farlo anche io”. Questa distrazione di massa allontana l’opinione pubblica dalla vita reale e dalla cronaca come ha spiegato bene Savino nell'articolo citato, noi aggiugiamo che allontana anche dalla sostanza del diritto.
Gli errori giudiziari esistono e sono inevitabili, sono un corolloario della fallibile condizioni umana e i magistrati sono uomini; per questo l’ordinamento prevede la revocazione e anche per questo il legislatore costituzionale impose la rieducazione come fine ultimo della pena, per chiunque. Pochi ricordano che all'epoca della scrittura della carta fondamentale molto accesso era il dibatitto sulla legittimità, in un sistema moderno e cosi concepito, del fine pena mai, dell'ergastolo. Ancora in tempi recenti la Corte Costituzionale ha stabilito l'illegittimità costituzionale (sentenza 253/2019) dell'ergastolo ostativo (quello che non prevede benefici per i mafiosi) incompatibile con il diritto alla speranza di reinserimento sociale.
Chi frequenta le aule di giustizia, lontano dai riflettori e dalle comparsate, conosce bene la fatica necessaria per rimediare a questi errori, agendo nel silenzio e con l’unico suono delle armi del diritto, spesso costretto ad anticamere, ore di studio, attese in aule.
Per Garlasco, invece, La sensazione è che questa nuova stagione sia solo all’inizio. Gli episodi si preannunciano numerosi e la terza serie è già all’orizzonte. Non mancano gossip e complotti, questi ultimi in Italia sono sempre all'ordine del giorno e in una serie TV generarno grandi ascolti. Eppure non bisogna sottovalutare la regola secondo la quale quando si scivola nel campo delle insinuazioni, il rischio che queste si ritorcano contro i fautori, in una sorta di contrappasso dantesco, è sempre concreto e fa parte di quello spettacolo che tanto cattura l'attenzione .
Noi scegliamo di non guardare. Non per presunzione, ma perché l'odore di quella "monnezza" evocata da Saviano non raggiunga le nostre narici, oltre che per rispetto verso la giustizia. Bisogna stare molto attenti, e dovrebbero essere i vertici delle istituzioni ad intervenire, perchè questa narrazione da "Grande Fratello" giudiziario rischia di minare la fiducia nella giustizia. Trasforamere centinaia di migliaia di cittadini in giudici popolari per effetto dell'onda mediatica imponente può portare ad una grave crisi del sistema.
Queste parole, tratte dall'editoriale del 9 maggio su "Repubblica", commentano la nuova svolta di Garlasco. Come una serie TV siamo nel pieno della seconda stagione, un sequel che, per come nelle migliori fictione, deve offrire colpi di scena e ribaltamenti di fronte.
Prima di lui, Nicola Gratteri — Procuratore Capo di Napoli — ha confessato in una delle rare interviste post-referendum un gesto di igiene mentale: non appena il telecomando intercetta una trasmissione sul tema, cambia canale per manifesta noia.
Più umilmente, osserviamo come il mainstream mediatico abbia ormai colonizzato ogni spazio. Non importa se si guarda poca televisione, come di regola accade a chi scrive: il circo invade YouTube, i social, i feed quotidiani. È impossibile non incapparvi. È un meccanismo alimentato da una schiera di avvocati, giornalisti e magistrati — qualcuno estraneo ai fatti — che si rincorrono tra le reti nazionali in una staffetta perenne, spesso corrono e macinano chilometri pur di ottenere un primo piano a favore di telecamera.
L’effetto è un cortocircuito pericoloso. Poiché tutti ne parlano, tutti si sentono legittimati a ergersi esperti, criminologi o consulenti tecnici. La logica è brutale: “Se ne parla lui/lei in TV, posso farlo anche io”. Questa distrazione di massa allontana l’opinione pubblica dalla vita reale e dalla cronaca come ha spiegato bene Savino nell'articolo citato, noi aggiugiamo che allontana anche dalla sostanza del diritto.
Gli errori giudiziari esistono e sono inevitabili, sono un corolloario della fallibile condizioni umana e i magistrati sono uomini; per questo l’ordinamento prevede la revocazione e anche per questo il legislatore costituzionale impose la rieducazione come fine ultimo della pena, per chiunque. Pochi ricordano che all'epoca della scrittura della carta fondamentale molto accesso era il dibatitto sulla legittimità, in un sistema moderno e cosi concepito, del fine pena mai, dell'ergastolo. Ancora in tempi recenti la Corte Costituzionale ha stabilito l'illegittimità costituzionale (sentenza 253/2019) dell'ergastolo ostativo (quello che non prevede benefici per i mafiosi) incompatibile con il diritto alla speranza di reinserimento sociale.
Chi frequenta le aule di giustizia, lontano dai riflettori e dalle comparsate, conosce bene la fatica necessaria per rimediare a questi errori, agendo nel silenzio e con l’unico suono delle armi del diritto, spesso costretto ad anticamere, ore di studio, attese in aule.
Per Garlasco, invece, La sensazione è che questa nuova stagione sia solo all’inizio. Gli episodi si preannunciano numerosi e la terza serie è già all’orizzonte. Non mancano gossip e complotti, questi ultimi in Italia sono sempre all'ordine del giorno e in una serie TV generarno grandi ascolti. Eppure non bisogna sottovalutare la regola secondo la quale quando si scivola nel campo delle insinuazioni, il rischio che queste si ritorcano contro i fautori, in una sorta di contrappasso dantesco, è sempre concreto e fa parte di quello spettacolo che tanto cattura l'attenzione .
Noi scegliamo di non guardare. Non per presunzione, ma perché l'odore di quella "monnezza" evocata da Saviano non raggiunga le nostre narici, oltre che per rispetto verso la giustizia. Bisogna stare molto attenti, e dovrebbero essere i vertici delle istituzioni ad intervenire, perchè questa narrazione da "Grande Fratello" giudiziario rischia di minare la fiducia nella giustizia. Trasforamere centinaia di migliaia di cittadini in giudici popolari per effetto dell'onda mediatica imponente può portare ad una grave crisi del sistema.

























